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    September 24

    Di-saieeer

     
    I can't escape...
    It's just too good: dii-sajer
     
    Lots of love (forever more)
    September 14

    Neque amore et sine odio

    Mi è sempre piaciuto Tacito, tra tutti gli autori latini, uno dei miei preferiti.
    Sebbene fosse uno storico era prima di tutto uno scrittore. E che scrittore.

    Mi è sempre piaciuta poi questa espressione: "neque amore et sine odio" 
    (senza amore e senza odio), il manifesto del suo programma intellettuale che  
    però è riflesso o conseguenza della sua dottrina morale, etica. 

    "Neque amore et sine odio", come se fosse davvero possibile e perché è 
    davvero possibile. E' possibile: se si accetta l'idea di migliorare
    se stessi, di evolversi. Non che sia facile, ma no, non è impossibile e certamente
    vale la pena provare.

    Cinicamente ho sempre pensato che il modo migliore per vendicarsi poi, sia 
    l'indifferenza, ma quella vera, "neque amore et sine odio" per l'appunto.

    Ma l'interpretazione cinica mi conforta solo quando sono ancora 
    arrabbiata, dunque quando "amo" ancora.

    Nei momenti di serenità sono sempre stata persuasa che l'odio - sentimento 
    orribile che credo dia ver provato solo una volta nella vita e perché mi 
    c'hanno costretta - o il disprezzo, la rabbia, la voglia di vendetta, rivalsa, siano 
    veleni potentissimi innanzi tutto per chi li prova.

    Io non mi voglio avvelenare, non voglio vivere così, non ho alcuna intenzione
    di fare questa fatica.

    Me ne scanzo.

    Eppure alle volte non è possibile. Anche per i più evoluti. E non perché ci sono 
    cose o persone che "amerai" in un certo senso, sempre - ovvero che non ti 
    saranno mai indifferenti - ma perché ci sono quelli che a questo assioma -
    balla - hanno davvero bisogno di crederci.
     
    Ma se è questo il loro bisogno, il mio è fottutamente un altro: io ho bisogno di 
    credere che le cose, tutte le cose, compresi i rapporti umani, possono e alle 
    volte debbano finire. 

    Per questo se rinuncio, rinuncio davvero, e se scelgo scelgo definitivamente
    E se pretendo che le mie scelte vengano rispettate, non pretendo - nè l'ho 
    mai fatto - di decidere anche le conseguenze. Le accetto, neque amore et sine 
    odio. Perché i bisogni altrui non sono necessariamente coincidenti con i miei.

    Così vorrei si facesse con me.
    E se c'è bisogno di puntualizzare, puntualizzo. Lo faccio così, neque amore et sine odio.


     
    September 12

    All my Love - Tutto il mio amore -

    I was a teen-ager, I did what I have to do. I enjoyed myself, I really did. 

    And it was so right, looking back, it was so fucking right, I mean. 

    I usually think other people would never understand what you really mean 

    to me, and maybe, they’ll take me as a fool. But, honestly, I don’t care. 

    If you were happy just a moment in your life, you know what happiness is. 

    And I do.Thanx to you guys. 

    I've got a kind of secret place in my heart and mind, that makes me 

    happy, every time I think about it, however life is, wherever I am. 

    So, Thank you so much and God bless you all. 

    All my love, to you.

    And, don’t forget: I learned English those days so far. Maybe I’m not so

     good, but I’m quite well. So.. good for me.

    September 04

    Recensioni Cortesi # 1: L'eleganza del riccio

    Mi piacerebbe tanto che la leggeste e che commentaste, eventualmente, direttamente su Bloggalo!

    http://palermo.bloggalo.it/2009/09/04/leleganza-del-riccio-mauriel-barbery-eo-2007/

    Ciao.

    August 25

    La verità

    La verità: il bene più prezioso che io conosca.
    Perché dovrei condividerlo con te?

    August 23

    Alla fine, forse

    Alla fine, forse, era molto meglio questo Spaces. Mi piaceva.
    Alla fine, forse, riuscivo a essere molto più onesta qui.
    Ma alla fine, forse, devo saper distinguere tra l'hobbie-mestiere e me stessa.
    Alla fine, forse, sto solo ricominciando.


    March 21

    IPROVVISAMENTE UN INVERNO SCORSO –Racconto di una Prima Volta -

    pattini 

    La pubertà ha portato nella mia vita un’insegnante di matematica un po’ troppo severa. Odiosi

    esercizi di algebra e geometria mi tenevano chiusa in casa separandomi da due dei miei grandi amici:

    il nuoto e la pallavolo.


    Poi un giorno, durante la pausa merenda, l’allora TeleMontecarlo, portò nella mia vita Lui: il mio

    grande amore romantico, bello, elegante e – trattandosi di pattinaggio artistico su ghiaccio –

    anche irraggiungibile: ero una ragazzina siciliana, non sapevo dove e come avvicinarlo.


     

    Ma l’amore – si sa – fa fare cose folli; e se non potevo sfruttare il cortile di casa mia per ovvie

    ragioni climatiche, potevo auto-convincermi che il pavimento su cui mia madre aveva appena

    passato la cera fosse un buon sostituto per imparare a scivolare mantenendo l’equilibrio.

    Certo, più tempo passava più questo amore irraggiungibile si sedimentava nel fondo del

    mio cuore, nella consapevolezza che mai avrei potuto avere ciò che desideravo.


    Ma sotto sotto non ho mai smesso di crederci, disperarci.


    Poi vennero le Olimpiadi invernali di Torino: il mio primo grande amore improvvisamente appassionava

    milioni di italiani. Un po’ ero gelosa, un po’ mi sentivo gratificata per essere stata – ancora una volta – talent

    scout e con largo margine d’anticipo, un po’ ero fiduciosa.


    Non a torto: una pista di pattinaggio si materializzò persino a Messina. La montarono in piazza Duomo

    in occasione delle feste natalizie.


    Nei miei sogni di bambina, l’incontro con il mio grande amore sarebbe avvenuto in un palazzetto

    di ampie dimensioni, su una lastra di ghiaccio liscia e scintillante (anzi, talmente scintillante da potermici

    specchiare dentro) e in groppa a dei favolosi pattini bianchi.


    Immaginate che delusione enorme ho provato quando la pista che mi si è appalesata davanti, altro

    non era che un tendone orripilante, largo due metri e mezzo, con il ghiaccio talmente tritato da poterci fare

    quintali di Moijto, pieno di ragazzini di sei anni che schizzavano via ovunque e provvisto solo di volgarissimi

    pattini neri da corsa. Che oscenità!


    Me ne sono andata via. Una ragazza - mi sono detta – ha diritto a una prima volta romantica, soprattutto se ha

    aspettato tanto.


    Ho aspettato fino a gennaio scorso. Quando meno me l’aspettavo, ho trovato la compagnia

    giusta e l’occasione favorevole. Lo scenario era quello di Taormina. Il panorama bellissimo, le dimensioni

    della pista soddisfacenti (almeno per una neofita con l‘unico paragone da fare fin troppo scarso per essere

    preso in considerazione).


    Anche questa volta – però – i pattini non erano da
    artistico, ma da corsa. Pazienza, del resto cos’è

    una vera prima volta senza un imprevisto? E col sottofondo musicale giusto e inaspettato (Frank

    Sinatra e Robbie Williams) potevo anche passarci su.


    Così l’ho fatto, ed è stato bellissimo.


    Ma come tutte le prime volte che si rispettino, anche questa è stata rovinata a posteriori da un

    maschio rivelatosi buzzurro nonché gran testa di.. “ghiaccio?”.


    Il mio accompagnatore mi ha illuso: non me l’ha data più. Gli avevo detto che ci tenevo, che era

    importante, ma lui niente. Anzi l’ha addirittura persa, la foto che immortalava la mia prima volta

    romantica su una pista di pattinaggio su ghiaccio.


    Una foto quasi perfetta, come quasi perfetta è stata la mia prima volta: i pattini neri da corsa

    erano stati appositamente tagliati dall'inquadratura.


    Ma tutte le prime volte, insegnano qualcosa di fondamentale: la seconda è anche meglio, con

    i pattini giusti e con l’uomo giusto che non perde la fotografia.


    March 13

    Ei fu

     

     


    - Sai una cosa? Non ti riconosco più.

    Mi ha detto la mia amica quasi omonima e quasi compleannonima che

    per comodità chiamerò solo Quasi.

    A quel punto, ho aperto la mia baguette.

    Non cercavo il rossetto, cercavo il mio cinismo; speravo di trovarlo là dentro

    perché sono femmina da feticismo da borsetta più che da scarpe, io.


    Per rassicurare Quasi, volevo sfoderare un monile dialettico qualunque, ma

    niente: non avevo con me il mio cinismo, l’avevo perso e insieme a lui anche

    le parole.


    Dunque, ho taciuto. Ho lasciato che la mia amica continuasse il suo racconto

    senza proferire un solo giudizio e cosa ancor più grave senza sparare una

    sola sentenza(barra)teoria.


    Povera Quasi, pensavo, lei si confida con me per questo: perché sono il

    contraltare necessario a qualsiasi “intrippamento”. E intanto continuavo a

    cercare.


     

    Controllavo che nella fodera della borsette o nelle tasche del capotto non ci fosse

    uno di quei forellini scassa palle e ingoia tutto. Laddove il “tutto” è solo quello

    che ti serve: gli scontrini del panificio per qualche strana ragione cosmica il

    forellino scassa palle e ingoia tutto li sputa sempre via. Ma non c’erano, né il

    forellino, né il mio cinismo.


    Tornata a casa ho rovistato dappertutto. Persino sotto il vocabolario di Greco

    antico, che per ovvie ragioni non tocco da oltre un decennio. Risultato? Nulla,

    sparito.


    Lo ammetto: la cosa mi ha stupito, perché eravamo una bella coppia il mio cinismo

    e io. Non so quanto felici, ma certamente ben corazzati e pronti ad affrontare il

    mondo.


     

     

    Mi sembra di poter dire che ci siamo divertiti in questi anni, ci siamo fatti un mare di

    risate e sì, siamo stati bene insieme.

     

    Ma evidentemente per lui non era abbastanza, se sé n’è andato via così, senza una

    spiegazione, senza salutare, senza lasciare neanche un bigliettino.


    Che stronzo il mio cinismo! Che ingrato! Con tutte le femmine che gli ho presentato,

    poteva essere non dico cortese (so di avere il monopolio dell’epiteto) ma quantomeno

    educato.

    Che delusione: ho avuto persino dei fidanzati migliori di lui.. vedi che mi tocca dire!


    Quello che mi fa davvero arrabbiare è che stato talmente bravo nel nascondere le sue

    intenzioni, che non mi sono accorta di nulla fino all’episodio dell’altro giorno.

    Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare neanche l’ultima volta che ci siamo visti.


    Ma se è così, e ti assicuro che è così miserabile vigliacco di un Cinismo che non sei altro

    allora vuol dire che posso tranquillamente fare a meno di te.

    Io “ho” fatto a meno di te negli ultimi tempi, io “ho” affrontato il mondo senza le battute

    stronze e le teorie catastrofiste che mi suggerivi .


    E la vuoi sapere una cosa? Sono stata benissimo.


    Ah.. adesso ho capito! Sono io che non l’ho cacato più a un certo punto, l’ho offeso, forse

    abbandonato e certamente ferito.

     

    E allora scusami Cinismo, approfitterò di internet nella speranza che tu possa leggere questa

    missiva, ovunque ti trovi.


    So che ho urtato i tuoi sentimenti e mi dispiace. Ma in nome di tutto quello che abbiamo

    condiviso, preferisco essere sincera e dirti la verità: sto attraversando una fase non

    individualista della mia vita che non riesco a condividere con te. A costo di sembrarti

    cinica, io posso e devo fare a meno di te.

    Ti ho voluto bene, ma è venuta l’ora di dirsi addio.

     

    November 24

    RACCONTI DELLA SANGRIA

     

     

    Da qualche tempo, amiche – e amiche delle amiche – dicono alla non più tanto giovane Cortese, scrittrice per hobby e divertimento: - Questa la devi raccontare in un delirio.

     

    Nelle ultime settimane però, le è accaduto un po’ troppo spesso. Non che le dia fastidio ricevere suggerimenti e richieste di rielaborazione artistica di vicende realmente vissute her ego has landed*, semmai –; ma ha finito col far confusione.

     

    Peccato. Alcune storie erano davvero divertenti e forse sarebbe stato meglio raccoglierne le confessioni prima – non dopo – il terzo cocktail.

     

    Perché in questo momento, giunta alla fine dell’ennesimo fine settimana intensamente vissuto, nella sua mente non albergano i ricordi, ma pezzi di ricordi tenuti insieme dai residui di nero d’Avola che non è ancora riuscita a smaltire.

     

    Una grande sangria di traumi infantili ed esperienze para-sentimentali tendenzialmente altrui.

     

    Ragion per cui, il racconto che state per leggere è al tempo stesso: tutto vero, completamente inventato, nonché artisticamente rielaborato.

     

     Il bambino psicopatico di Bisaquino, ha inseguito sulla sua bicicletta Atala anni ‘70, la ragazzina con due nomi e doppia nazionalità.

     

    Accadde in un freddo pomeriggio degli anni ‘80 a ridosso della festa dei morti.

     

    Il bambino psicopatico di Bisaquino, cadde dalla bici e per tanti anni nessuno l’ha più visto. In una notte del XXI secolo, a ridosso di quella che ormai è diventata la festa di Halloween, la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità, mi trascina a una festa anni ‘90.

     

    La sua coinquilina è con noi, ha appena lasciato il suo ragazzo dopo nove anni di fidanzamento e vuole recuperare il tempo perduto. Per lei, quindici minuti sulla testa pista sono troppi e sul più bello scappa via:verso la festa anni ‘80 organizzata, dall’altra parte della città, da quello che tutti ignorano essere il mio clandestino amico DJ.

     

    Rimaste sole, la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità e io, scopriamo di avere un’ex fidanzata in comune. Non nel senso che siamo gay: nel senso che quella troietta che ci sculetta davanti è stata fidanzata – in momenti diversi – con due diversi nostri ex.

     

    Contagiate dal virus che come una pandemia avvolge la città, abbandoniamo anche noi il posto in cui ci troviamo e ci dirigiamo verso un altro locale. Tema della serata: DJ-Set anni ‘70.

     

    Ma un cagnolino in fuga sconvolge i nostril piani: improvvisamente si mette a inseguire la macchina del nostro accompagnatore, che oltre a essere un nostro amico è anche molto amico dei cani. Lo carica su e lui (il cane) lo azzanna.

     

    A questo punto il racconto potrebbe anche finire. Non prima però, di aver svelato che fine hanno fatto i protagonisti.

     

    Il cagnolino, è stato adottato dalla coinquilina della mia amica con doppio nome e doppia nazionalità – tra fuggiaschi ci si intende – ed è tenuto in custodia dai “nonni”.

     

    Nel frattempo però, la neo mamma adottiva, ha saputo che il suo ex ragazzo si è messo con la troietta ex-fidanzata che la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità e ioabbiamo in comune: non c’è due senza tre.

     

    La mia amica con doppio nome e doppia nazionalità, ha scoperto la mia amicizia clandestina con il mio amico clandestino DJ, che altri non è che il bambino psicopatico di Bisaquino divenuto ormai un quasi adulto.

     

    L’amico dei cani, ha comprato una bici elettrica. Non ha il cestino e non correre il rischio di caricare quello che trova per strada.

     

    Io oggi**, non avevo un cazzo da fare.

     

     

    *: il suo ego è straripato (cfr. Robbie Williamas, The ego as Landed)

     

    **: il giorno in cui ho scritto sto coso

     

     

     

     

     

     

     

    November 08

    LA SCOPERTA DELL'AMERICA

    Gli Italiani non sono pragmatici e idealisti come gli americani.

    Non guardano i fatti e li commentano: si godono lo spettacolo

    e commentano le reazioni.

     

    L’altra sera, un cinico Mario Giordano, a proposito di quelle

    suscitate dalla vittoria di Barak Obama, diceva più o meno

    testualmente:- Cosa cè di strano? Negli Stati Uniti ci sono

    già stati afro-americani in ruoli di rilievo e che lAmerica sia

    una grande democrazia, la terra della possibilità, lo

    sapevamo già. Ma evidentemente alcuni se ne sono accorti

    solo ieri. Mi verrebbe da dire che hanno scoperto lAmerica

    solo adesso.

     

    Giuliano Ferrara, più prosaicamente, ha scritto sul suo giornale

    che la cosa peggiore di Barak Obama sono i fans di Barak

    Obama che saremo costretti a sopportare anche in Italia.

     

    Trattasi dello stesso individuo che firma i suoi articoli con un

    elefantino: non per autoironia, ma perché quell’animale è il

    simbolo dei repubblicani americani.

    Allepoca del Bushianesimo trionfante, il pachiderma pensava

    di aver scoperto in America un (presunto) filone doro (politico e

    culturale) in grado di farlo diventare quello che non è mai stato

    (nel PCI, nel PSI e neanche in Forza Italia): un leader.

     

    Ateo per nascita e formazione, spiritualmente si è fermato

    prima di un tardivo e poco credibile battesimo. Politicamente, è

    andato incontro al martirio: più cieco che illuminato, come

    solo gli integralisti sanno essere, è morto insieme alle poche

    croci tracciate sulla "lista contro laborto", da lui ideata.

     

    Al Giordano da cui sono partita, avrei voglia di ricordare che

    persino Condoliza Rice si è commossa. Ci sarà un motivo?

     

    Più seriamente, dico che forse il grande merito di Obama

    è stato quello di aver fatto ri-scoprire ai suoi stessi concittadini

    (e al resto del mondo) quellAmerica che tutti ammiriamo.

     

     

    Confesso però, che toquella battuta ha toccato un mio

    nervo “scoperto”; di aver provato anch’io un pò di

    imbarazzo alla vista di alcuni democratici italiani in giubilo.

    Non che trovassi scorrette le loro valutazioni, ma non

    suonavano credibili, al pari di quelle altrui.

     

    Sostengono che Obama sia il rinnovamento, non solo perché

    colored e giovane, ma perché espressione di una generazione

    che un certo modo di concepire il mondo non lha solo

    pensato: lha vissuto e ne è il prodotto.

     

    Osservano poi, che la caratteristica principale della democrazia

    americana stia proprio in questa capacità di rinnovamento.

     

    Peccato però, che a dirlo siano gli stessi individui che pur di

    continuare a riproporre se stessi, sono disposti a mettere

    in discussione tutto (le loro idee, il loro vissuto) e

    giustamente, ma non la loro attiva presenza sulla scena.

     

    Se il Partito Democratico in Italia, non fosse rappresentato da

    ex qualcosa, ma da quelli nati davvero dopo il 68, che alla

    politica portano la loro esperienza e non il loro appiattimento

    alla visione e agli interessi dei dirigenti chi li hanno piazzati là, non

    sarebbe forse più credibile?

     

    La risposta è talmente ovvia che me lo dico da sola: ho scoperto lAmerica.

     

     

    November 01

    NARCISA & BOCCAD'ORO

    Il mio bambino pesa meno di 500 Kg.
    Ho deciso di chiamarlo Toshio, in onore della levatrice
    nipponica che l’ha aiutato a venire al mondo e in onore
    delle altrettanto nipponiche Yu Morisawa e relativo
    alter ego Creami Miami. Creature fantastiche che hanno
    nutrito la mia infanzia
    di fantastica fantasia.
     
    Le relazioni e i debiti culturali con il mondo orientale
    per il momento finiscono quì.


    Sono un’europea, io. Nata e cresciuta sulle sponde
    del Mediterraneo (nell’isola di Siculonia per l’esattezza)
    di mediterraneo ho ben poco, a parte i fianchi.
     
    Il lascito maggiore della mia origine geografica sta nella
    formazione “classica” che ho ricevuto: Diòniso e Apollo,
    Medea e le Erinni ( o Furie). Quest’ultime però, ho
    imparato a trasformarle in Eumènidi, in nome dello spirito
    anglosassone che da autodidatta ho coltivato.


    Non trovo strano che in questi giorni, mi sia tornata in mente
    una definizione che tempo fa ho dato di me stessa.

     
    Si narra che Narciso amasse a tal punto se stesso, da morire
    nel tentativo di raggiungere il suo oggetto d’amore; affogato
    nello specchio d’acqua che ne rifletteva l’immagine.
     
    Si definisce “narcisista” chi ama se stesso e l’idea che ha di
    sé.
     
    Io non amo particolarmente me stessa, a cominciare dai fianchi.
    Nel senso che non mi amo più di quanto sia lecito fare. Amo
    scrivere però, a prescindere dai risultati. Ed è l’unica cosa che
    non ho mai smesso di fare.

     
    Forse perché c’è qualcosa che amo ancor più di scrivere: dire
    quello che penso, sempre e comunque, su qualsiasi argomento
    se non c’è me l’invento. Right or wrong -direbbero gli Inglesi-
    my opinion -e questo ovviamente lo dico io.

     
    Mia nonna (che da buona infermiera fu anche la levatrice che
    mi aiutò a venire al mondo) diceva sempre che sono nata con
    gli occhi aperti. Mi ripeteva anche un adagio siciliano << pi’
    non dari saziu a' motti, moririvi cu l’occhi apetti>>*.

     
    Intendendo dire con questo, che non avrei mai smesso di
    rispondere a qualunque obiezione mi avesse mosso. Mi piace
    pensare che avesse “quasi” ragione e in senso non figurato:
    che morirò “davvero” con gli occhi aperti.
     
    Ma mi piacerebbe ancor di più morire “con la bocca aperta”, per
    dire alla Nera Signora cosa penso di lei e soprattutto per  
    dimostrare a mia nonna che anche se c’era andata vicino, aveva
    comunque sbagliato.
     
    All’atto finale, non so se lascerò posteri. Di sicuro lascerò
    molti post. La mia creatività non repressa, per il momento,
    si esprime così.

     
    Forse è per questo che quando mi vedo riflessa nello schermo
    di Toshio, amo l’immagine che di me si riflette in lui.
    Amo l’idea di quella giovane donna che scrive e asseconda un
    istinto. Che crea dal nulla qualcosa che esiste perché c’è lei, ma
    non è lei.
     
    Perché sono una donna, sono creativa, sono un’ outsider
    e sono pure narcisista.

     
    Per fortuna però, sono anche una Boccad’Oro e non annegherò
    dentro il mio p.c.. So e non posso tacere a quell'immagine, che
    è solo un alter ego, per cui al massimo è lui, cioè lei, a essere
    Narcisa.

     
    Irreale e fantastica quanto Creamy Miami, non canta e non ha i
    capelli viola. Alla bacchetta magica sostituisce una tastiera, al
    microfono un ipertesto. Non ha un folletto Pilo Pilo che le
    conferisce i poteri e due gattini extraterrestri che le tengono
    compagnia -ma
    vi assicuro che quando "elabora" c’è già
    abbastanza confusione e allora
    , forse, è meglio così.

     
    Del resto, anche questa volta, le è riuscito l’incantesimo. After all, I
    did it** -l’ennesimo post- e soprattutto: I did it my way***.

     
    *: <per non dare soddisfazione alla morte, moriresti con gli occhi aperti>.
    **: < dopo tutto, l’ho fatto> (cfr Frank Sinatra, My Way).
    ***: < l’ho fatto a modo mio> (cfr Frank Sinatra, My Way).
    Ulteriori informazioni

    Rispetta i diritti di copyright


    October 22

    EQUAZIONI DIALETTICHE

    Immagino che tutto sia cominciato nella mansarda di Psico-M.
    Non so quanti anni avessimo allora, Dott.sa Pallina, la stessa
    Psico-M e io.
    Di certo, andavamo ancora al liceo e tra un pigiama party
    e l'altro, iniziammo ad analizzare i nostri rapporti con l'altro
    sesso come se fossero delle gigantesche equazioni irrisolvibili o
    dal risultato che non è quello che ti aspetti.

    Crescere, non ha migliorato le cose.

    Più esperienze accumuli (e per il sacro potere dell'empatia
    femminina
    ogni esperienza vissuta da un'amica è come se
    l'avessi vissuta anche tu) più la gamma dei possibili significati
    sottintesi e relative evoluzioni aumenta.

    L'ultima volta che ci siamo ritrovate in quell'angusto spazio
    per raccontarci i fatti nostri e analizzare le relative "situazioni"
    ho chiuso gli occhi e ho visto un'enorme lavagna capace di
    contenere i grafici di tutto quello che avevamo ritenuto possibile
    essere "realmente" accaduto.

    Una volta lo chiamavano "taglia e cuci". Adesso che siamo colte ed
    emancipate "psicologia relazionale".

    Fatto sta, che la nuova scienza ha fatto proseliti e si è diffusa anche
    tra le altre amiche che ho conosciuto nel resto della mia vita.

    L'altra sera, "quella che non si chiama Marika" mi ha chiesto
    cosa volesse dire "realmente" il suo attuale flirt, quando le ha detto
    che desiderava avere una relazione come se fossero fidanzati ma
    senza dirsi e senza essere fidanzati.
    Mi ha chiesto, se all'origine di questa follia vi fosse paraculaggine o
    paura.

    Alle due di notte, ho avuto una rivelazione. Da questo momento
    in poi:

    - Se dici "A", per me è "A" e non mi chiedo più se "A" in realtà
    sia " = B " , o " = D + alfa".

    Se poi quella "A" non è solo una "A", ma una "A alla seconda, alla
    terza, ecc...", lì rimango.
    Perché se tu elevi a potenza, non sta a me estrarre la radice
    quadrata
    e scovare il valore assoluto delle tue reali intenzioni.
    E non è algebra, non è psicologia, ma filosofia orientale.

    Ho scoperto il Tau-Cortese: contemplo il fenomeno e cedo ad esso;
    alle cose così come si manifestano e appaiono.
    Non me ne frega niente della poiesi e dell'evoluzione.

    P.S. (anche se sarebbe più giusto scrivere "P.p.", ovvero "post post" o "post alla seconda") Cosa volevo dire con questo post? Semplicemente che: - X=2Y.
    E non è algebra. E' buona educazione: alle volte è meglio tacere.

    October 03

    URBS SILVIO FIDELIS

    E così, dopo le leggi ad-personam, è giunto il momento dei
    provvedimenti ad-urbem fidelem.

    A ridosso delle ultime elezioni amministrative - che hanno
    seguito di pochi giorni le politiche - un servizio del tg3 regionale
    su Catania si chiudeva buttando là la notizia secondo cui al
    comune etneo mancassero persino i fondi per comprare la carta
    igienica.

    I cittadini catanesi sono andati alle urne - due volte - consci di
    questo. La maggioranza ha premiato Berlusconi - ringraziandolo
    per avergli dato in dono anni di amministrazione Scapagnini, che
    "mischinu" per premio "si nni iu o Senatu" - e scelto un'amministrazione
    uguale a quella precedente.

    In queste ore, molti si chiedono come mai una maggioranza così
    forte di catanesi abbia potuto continuare a votare allo stesso
    modo, nonostante tutto.

    La domanda retorica - che pongo a me stessa - è perché avrebbe
    dovuto agire diversamente?

    Se l'amministrazione di Catania sperperava, immagino dovessero
    essere in tanti a trarne profitto. Non solo tra gli amministratori, ma
    tra gli amministrati.

    Più si spendeva, più la rovina - "il male" - aumentava, più cresceva
    "il gaudio".
    Qualcuno ha fatto affaroni, altri affarucci, in molti si saranno
    "accontentati" di un'autorizzazione concessa senza troppe domande.

    E come previsto, chi ha partecipato al banchetto (decante) ha ringraziato
    Trimalcione e i suoi servi per lo splendido servizio offerto.

    Che adesso Trimalcione e i suoi, coprano le spese - a nostre spese - mi
    sembra un colpo assolutamente geniale. Assurto al rango di dività, la
    Sant'Agata da Arcore si è assicurata ancora molti anni di devota
    obbedienza.
    Urbs Silvio Fidelis.

    MA ANCHE NO

    Quando c’erano le feste dell’Unità e un leader nazionale
    veniva a Palermo, era il "compagno" Tal dei Tali.

    Quando c’erano le feste dell’Unità, nei comizi non mancavano
    mai due citazioni: quella di Falcone e Borsellino - in omaggio
    alla città e ai martiri delle istituzioni - e quella di Pio la Torre
    in omaggio ai martiri del PCI.

    Quando c’erano le feste dell’Unità, sul palco si schieravano i
    dirigenti locali: il segretario provinciale, un deputato regionale
    e una femmina, per esempio.

    Non c’erano mai i “giovani”, sul palco. Si scannavano con gli
    adulti e molto spesso si scannavano tra di loro: i sopravvissuti
    un giorno, ci sarebbero stati su quel palco.

    Adesso che ci sono le feste democratiche, il leader in trasferta
    non è più il "compagno" Tal dei Tali –  per non offendere gli
    ex DC –  ma ci si rivolge a lui chiamandolo affettuosamente
    per nome (Uolter, nel nostro caso) –  per non offendere gli
    ex DS.

    Adesso che ci sono le feste democratiche, nei discorsi dei
    leaders a Palermo, ci sono sempre Falcone e Borsellino, c’è
    sempre Pio la Torre, ma c’è anche Piersanti Mattarella.

    Adesso che ci sono le feste democratiche, i dirigenti sul palco
    sono raddoppiati: il segretario provinciale (ex Margherita) e
    quello cittadino (ex DS); un deputato regionale (ex DS) e anche
    uno nazionale (ex Margherita); una femmina (ex DS) ma anche
    un’altra (ex Margherita).

    Adesso che ci sono le feste democratiche, ci sono i "giovani
    democratici"
    sul palco?
    Ma anche no. Forse sono sotto il palco a scannarsi tra di loro.

    Ci sono gli ex giovani ex DS*?
    Ovviamente no: ne-anche i sopravvissuti.

    Alle feste democratiche però, ci sono ancora il pane con la salsiccia
    e il vino. Non posso dire che c'è anche il Limone-Bar perché non
    credo si trovi lì in quanto residuo della tradizione democristiana.
    Però c'è e io, mi invento un'identità fashion e mi faccio un bel Moijto.


    *: Mi scuso con gli ex giovani ex Margherita, ma non mi sono mai
    pervenuti e se anche c'erano non li ho riconosciuti.

    September 19

    Leggenda Metro-Mediterranea

     
     
    Ho chiaccherato con un amico oggi, di vacanze e altre amenità.
    Lui, un ragazzo Greco che vive a Palermo, è stato a Malta
    quest'estate. Lì ha conosciuto uno studente di Messina che gli
    ha mostrato il video di uno squalo girato nello stretto.

    Ho fatto una faccia strana, quando me l'ha detto.

    La stessa faccia -più o meno- che ho fatto lo scorso Agosto, quando
    Porto Palo un calabrese che vive a Roma mi ha parlato
    dello stesso video.

    La morale della favola è: "quant'è piccolo il mondo?" o piuttosto: "le
    leggende metropolitane in vacanza si fanno una crociera nel
    Mediterraneo"?
     
    September 07

    Ma quale ICI? Si chiama Giulia e vestirà solo Armani

     
    Si dice che sotto gli ombrelloni, le persone amino leggere
    facezie; che l'estate sia il periodo dell'anno in cui si vendono
    più copie di romanzi gialli, rosa e riviste di gossip.

    Io sulla spiaggia, continuo a leggere i quotidiani. Ma un virus
    balneare, o l'effetto del veleno di una medusa, deve aver colpito
    anche me. Strane idee mi passano per la testa.

    Il 17 agosto, Berlusconi parla dell'ICI, definendola una "tassa
    odiosa" che "non si potrà mai reintrodurre". Il povero Silvio avrà
    un problema personale con questa svergognata, penso. L'avrà
    pizzicata a far baldoria con un altro - o in gita in barca con
    d'Alema - e non vuole più invitarla nella sua villa in Saregna.

    Ma sono solo supposizioni e curiosa di capire cosa c'è davvero
    dietro questa storia, continuo a seguire le avventure di ICI.

    Anche Bossi, ce l'ha con lei: "l'ICI - dice il senatur ai giornalisti
    il 5 settembre - "dovrà cambiare vestito". Dunque, niente corna.
    Il problema è di natura estetica: i Leghisti l'avranno beccata con
    un vestito Dolce e Gabbana e si sono risentiti.

    Ma è su repubblica del 6 settembre, che la vicenda si tinge di
    giallo. La svergognata e mal acconciata ICI, sembra avere una
    doppia identità che il governo nega.

    Giornalista: "un'adeguata autonomia impositiva ai Comuni e alle
    città metropolitane [..] Non si chiamerà Ici ma è la stessa cosa."
    Brunetta: "Ripeto: neanche per sogno".

    Il punto è, che l'estate per è finita e non posso più seguire le
    avventure (o la telenovela) di ICI. Per cui il finale me lo invento
    io: ICI scopre i suoi veri genitori (i comuni italiani), il suo vero nome
    (Giulia) e diventata ricca vestirà solo Armani.
     
    August 24

    RELAZIONI & DISTANZA

     
    Non ci avevo mai fatto caso, ma da un punto di vista strettamente
    linguistico, l'espressione "relazione a distanza" è un ossimoro.
    dal De Mauro:
    relazione: (...)  vincolo, rapporto fra due o più persone,
    gruppi, nazioni (...)
    distanza: spazio che intercorre tra due luoghi, due cose, due
    persone e sim. (...)
    La grammatica dunque, sembra dar ragione a tutti quelli che - almeno
    una volta nella vita - mi hanno detto di non poter sopportare una
    condizione del genere; che secondo loro un rapporto non è un rapporto
    senza la presenza costante del partner, senza la quotidianità.
     
    Non che io abbia un'opinione ben precisa in merito. So solo, che conosco
    persone felicemnte accoppiate e distanti e altre che pur di non stare sole
    si accontantano, palesemente. Estremismi di segno opposto.
     
    Per quanto mi riguarda posso solo dire di non essermi mai trovata
    nell'una nell'altra condizione, piuttosto in quella in cui ci accoppia
    sapendo ben presto di scoppiare perché uno dei due si deve allontanare
    e che quelle (due?) volte in cui sono stata innamorata, non avrei mai
    voluto nessuno se non lui. La vera distanza - e in quel caso davvero
    incolmabile - era tra me e chiunque altro avessi avuto accanto.
     
    Volendo poi allargare il discorso alle relazioni non sentimentali, la questione
    si complica ulteriormente. Esistono - e sono molte di più nella mia vita -
    persone che considero speciali, benché non le viva tutti i giorni.
     
    Una di loro l'ho rivista qualche giorno fà.
     
    Fedele alla (mia) linea, ne tutelerò la privacy utilizzando un soprannome:
    P.C.A.; che non sta per <<Partito Comunista Ancora>> ma per << colui
    che può chiamarmi Antonellina, senza farmi incazzare>>.
     
    Una birra, un film e parecchi arretrati da recuperare raccontando dopo, la
    discussione con lui, scivola su un argomento ben preciso: i rapporti che
    sembrano non uscire mai dalla tua vita, nonostante tutto, nonostante
    scelte di segno nettamente opposto.
     
    Non che la cosa mi abbia stupito: accade sempre, a intervalli irregolari
    di tempo, da quando conosco P.C.A.. Ovvero da circa 12 anni. 
     
    Ma la somma delle due cose, lui (e quello che significa per me) e la discussione
    sulle relazioni nonostante le distanze, mi ha fatto pensare.
     
    Per prima cosa al nostro rapporto. Non siamo mai stati quel genere di amici
    che si frequentano quotidianamente e che si tengono in contatto. Ma al di
    là del tempo e dello spazio, qualcosa fa sì che sia una persona con cui non
    ho mai smesso di "relazionarmi".
     
    So di non aver mai condivisto del tutto il suo modo di vedere il mondo, che
    conosco la sua opinione sul 90% delle cose di cui parliamo prima ancora
    che me la dica e che mi fa piacere sentirgliela dire.
     
    So che solo lui è P.C.A.: ovvero, so che solo lui può chiamarmi Antonellina
    - accarezzandomi la testa - senza farmi incazzare.
     
    Non perché davanti a lui mi senta ancora la16enne che ha appena iniziato
    a scoprire il mondo. Ma perché mentre vago raminga per l'universo in cerca
    di punti di vista che non ho mai conosciuto, la differenza tra il mio e il suo
    resta la pietra miliare da cui inizio a misurare le altre distanze. Nello stesso
    istante, vedo la strada che ho fatto e riconosco la parte di me che non
    cambierà mai.
     
    Ho pensato anche ai miei compagni di classe. Non a tutti, ma a quei pochi
    di cui continuo a interessarmi e a chiamare così per distinguerli dal resto delle
    persone che conosco e che frequento. Dire "amici", nel loro caso, sarebbe
    fuorviante.
     
    La mia quotidianità e la loro è fatta da altro dal 1998: alcuni vivono in città
    diverse e tutti abbiamo interessi talmente diversi e intensi da renderci, per
    così dire, "ognuno per i cazzi suoi". Siamo fatti così. Lo so. Lo sappiamo. 
     
    Ma so anche che quelle poche volte all'anno in cui abbiamo la possibilità di
    stare insieme, lo facciamo. E non è nostalgia o assenza di alternative: non
    ne possiamo fare a meno. Siamo, l'uno per l'altra, lo specchio dal quale non
    possiamo e non vogliamo sfuggire. Il momento della verità, del raccontare se
    stessi scoprendo il senso di ciò che si è fatto, nella certezza di avere davanti
    qualcuno che sa dove posizionare ogni tassello di quel complicato puzzel
    che è la tua vita, perché la conosce. Perché ti conosce, nonostante l'assenza
    (o la non quotidiana presenza) e la distanza.

    So che il significato vero di certe relazioni lo scopri solo a distanza.

    August 08

    Ciclo Olimpico (ooooo)

     

    Amo le Olimpiadi. Me le ha fatte scoprire Mila Azuki (la più grande eroina della mia infanzia). Ho atteso con lei i giochi di Seul e da allora non ho mai perso una cerimonia d'apertura. E francamente non ne ricordo una che non mi abbia commosso almeno un pò.

    Anche se quello è solo l'inizio: ho urlato con Bisteccone Galeazzi mentre a tagliare il traguardo erano gli Abbagnale. Ho puntato la sveglia alle 4.00 del mattino per vedere Yuri Chechi vincere l'oro (Atlanta 1996) e mi sono emozionata ancora di più quando ha conquistato il bronzo (Atene 2004).

    Non posso raccontare il quinto set delle finali di pallavolo - in cui l'Italia ha perso - perché non ho mai avuto il coraggio di guardarli. Mi tappavo la faccia col cuscino e ascoltavo e basta.

    Potrei procedere con l'elenco, ma è troppo lungo, anche perché si estende a ritroso: l'esercizio perfetto di Nadia Comaneci alle parellele (Montrèal 76) è tra i miei video preferiti di you tube.

    Faccio anche preparazione atletica: compro quintali di gelato alla nocciola, da mangiare direttamente dalla vaschetta, insieme a mio padre, guardando la scherma, il nuoto e tifando per le ginnaste russe.

    Forse è follia o forse una necessità fisiologica. Godere di emozioni come queste, mi riconcilia con la parte migliore dell'essere esseri umani. Ne ho bisogno, ogni 4 anni: è il mio "ciclo", quello olimpico.

    E forse è tutta colpa del ciclo olimpico se non sono riuscita ad appassionarmi al dibattito Cina-diritti umani, nonostante le molte sollecitazioni ricevute.

    Ovviamente so che il problema esiste. Ma inaspettatamente, anche per me, mi ritrovo a fare gli stessi discorsi dei membri del Cio.

    Penso che sia politica (il consesso delle nazioni e le persone di buone volontà che intendono farlo) a doversi occupare di certe questioni; quotidianamente e senza aspettare i grandi eventi.

    Che agli atleti, spetti un altro compito.

    Forse sono solo stronza e paraculo (come il CIO). Forse il ciclo olimpico mi manda fuori di testa. O forse ci credo davvero: nell'ideale de coubertiano, nei valori dello sport, nello spirito Olimpico.

    Credo che su una pista di 100 metri tutti gli uomini sono uguali.

    Che non conta da dove vengano o quanto duro sia il loro passato, hanno le stesse possibilità.

    Credo che la risposta migliore a Hitler sia stato Jessie Owen.

    Credo che certe emozioni ispirino chi le guarda.

    Credo che quando i riflettori sono spenti e il mondo è in cerca di un altro palconescico, quell'ispirazione può continuare a guidare chi vuole raggiungere l'impossibile.

    Per questo, auguro agli atleti di essere all'altezza dei loro sogni: di quegli sforzi compiuti con l'ostinata pazienza che solo chi crede ogni giorno in quello che fà può avere.

    Perché ci credo, o ho bisogno di crederci, ogni 4 anni.

    Ma forse ho solo il ciclo. Quello olimpico.

    August 05

    La Nuda Verità? Nulla di nuovo sotto le braghe

     
    Berlusconi censura la Nuda Verità di Tiepolo
    e le mette le braghe?

     
    E cosa c'è di insolito o inaspettato?
    Nulla di nuovo batte i cieli della nostra
    Patria, lì dove non dovrebbe battere - e
    infatti non batte - il sole.

    Si diverte Silvio: niente affatto scandalizzato
    dai seni e dal ventre dell'ignuda fanciulla, ha
    solo pensato che ad accorgersi del trucco
    sarebbero stati i soliti intellettuali comunisti
    e gli ha inviato un messaggio subliminale: io
    lo so che voi sapete, ma tanto sono quì lo
    stesso e rido di voi.

    Già, lo sappiamo: sappiamo che nasconde
    ogni tipo di verità - giudiziara, politica,
    biologica - con ogni tipo di pezza e make up
    e non ci suona nemmeno strano che censuri
    gli artisti.

    L'unica cosa insolita, rispetto al passato, è
    che da quando si è insediato il Berlusconi
    quater, non si fa altro che parlar di braghe.
    Avevamo capito che all'omino di Arcore, le
    donnine in pubblico piacciono castigate: a
    svelarci almeno questo erano state le mise
    abbottonate di Carfagna e Gelmini, firmate
    Armani.
     
    E' in privato che nella casa - o casino - delle
    libertà " si fa un pò come cazzo ci pare"
    (C. Guzzanti docet).

    Ma il perbenismo ipocrita è il più italico degli
    "attributi": resiste nei secoli.

    Un filo rosso (cardinalizio) parte da Palazzo
    Chigi e arriva alla Capella Sistina, dinnanzi a
    uno dei più celebri dipinti della storia dell'arte:
    quel "Giudizio Universale" imbraghettato dai
    censori del '500.

    Da intellettuale raffinato qual'era, il povero
    Michelangelo si ritrovò a lavorare per uomini
    che disapprovava, non solo moralmente, ma
    anche teologicamente. Ma il genio, nel solco
    di un'altra tradizione italica, seppe trovare
    una soluzione furbesca: e con sapiente gioco
    di metafore allusioni dotte, riuscì a piazzare
    nel luoghi più sacri della Cattolicità, opere che
    raccontano ancora oggi la "sua" visione dell'uomo
    e di Dio.

    Se nulla di nuovo batte i cieli della nostra
    Patria, un sospetto, forse una speranza, può
    insinuarsi felicemente nella mia mente.

    Forse ad architettare tutto non è stato il
    Presidente del Consiglio, ma un artista
    frustrato, costretto ad accettare per
    necessità, le più improbabili commesse.
    Come molti prima di lui.

    Quelle braghe sulla Nuda Verità, sarebbero
    molto più che un atto d'accusa: sarebbero solo
    la Nuda Verità.
     
     
    August 02

    Non è mai troppo tardi

     

    - Ero già rimasta indietro ai tempi del commodor
    64.
    Questo avrei dovuto rispondere all'assistente che
    sta seguendo la mia tesi, quando mi ha proposto
    di usare filemaker.
     
    Se non fossi tecno-impedita, non avrei scelto studi
    umanistici.
     
    Adoravo giocare a nascondino da bambina e a strega
    comanda colori. Poi arrivò quell'infernale macchinetta
    e il senso di impotenza - immenso - che provavo
    ritrovandomi esclusa dal divertimento per incapacità
    manifesta. 
     
    Insomma, a cinque o sei anni ho litigato con la tecnologia.
    Come un'amante respinta, quando sono arrivate le consolle
    Nintendo e il Sega Mega Drive, mi sono rifiutata di averci
    a che fare: ormai era troppo tardi per recuperare il nostro
    rapporto.  
     
    Ho cercato di non rimaniere indietro con altri strumenti,
    più confacenti alle mie passioni. Ma al terzo walkman
    distrutto in due giorni, il momento di dire basta è arrivato
    per i miei: non me ne hanno più fatto vedere uno da
    vicino. 
     
    Non è andata meglio con i cellulari. Il primo Gsm, mi
    ha talmente mandato in crisi che per autopunirmi l'ho
    perso dopo due settimane.
    Da allora le cose non sono un graché cambiate: ho i
    niziato a usare il t9 solo due mesi fà. 
     
    In compenso, ho dissimulato bene, grazie a Bill Gates:
    se usi due o tre programmi del Pacchetto Office e
    Messenger la gente crede che tu sia normale. 
     
    Ma quello che anche le persone a me più vicine non
    hanno mai sospettato è, per esempio, che non so
    usare una fotocamera digitale.
    Certo, so fare una foto, se qualcuno prepara già tutto
    e devo solo schiacciare un tasto. Ma poi? Come la
    scarico sul computer?  
     
    Con i tempi che corrono posso tranquillamente definirmi
    una semianalfateba. Saprò cos'è un distico elegiaco ma
    a cosa volete che serva? 
     
    Recentemente, Rai Educational ha rispreso e riadattato
    aitempi moderni, titolo e concetto base di un programma
    andato in onda negli anni sessanta: Non è mai troppo
    tardi.
     
    E se allora il masetro Manzi insegnava a leggere e scrivere
    a quanti, superata l'età scolare, non erano ancora in
    grado doi farlo, adesso lo scopo della trasmissione è
    garantire anche agli anziani l'alfabetizzazione
    infomatica.
     
    Forse anche la vecchietta mia vicina di sdraio al mare
    ha seguito il programma, ho pensato, quando
    l'ho vista maneggiare con abilità da 18enne un Ipod
    scintillante.
     
    Subito dopo però, è tornato, vivo e pulsante, quel senso
    di frustrazione immenso: se è triste constatare di essere
    rimasta indietro rispetto ai tuoi cugini di otto anni, quando
    è una vecchietta 70enne a correre più veloce di te, la
    cosa è molto più che imbarazzante.
     
    E pensare che ero andata in spiaggia per rilassarmi e non
    pensare alla guerra tra me e filemaker...
    Tornata a casa, ho capito che se ho accettato
    di confrontarmi con quel maledetto programma <<per
    applicare la tecnologia moderna a una fonte del '600>>
    ( cito testualmente l'assistente della mia prof.) posso
    farlo anche tutto il resto.
     
    Ho interrotto il lavoro al database che sto creando per
    scrivere queste quattro righe.
     
    Ma mentre lo faccio, il masterizzatore - che ho scoperto
    di avere due mesi fa - fà il suo di lavoro.
    Ho incontrato di nuovo la vecchina al mare oggi. Abbiamo
    avuto una piacevole conversazione. Ama la lirica lei e le ho
    promesso un cd.
     
    Dopo di che sono tornata alla mia sdraio e mi sono assopita
    felice, ascoltando dal mio Ipod gli Smashing Pumpkins e i
    Depeche Mode. Secoli orsono mi ero ripromessa di trovare
    alcuni dei loro album. Adesso, grazie a internet li ho.
    Non è mai troppo tardi.