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6月30日 ADD-ICTEDQualche giorno fa qualcuno mi ha mandato via mail
un invito ad unirmi (a essere add) alla sua lista di amici
on line, su facebook.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un sito i cui utenti
hanno a disposizione una serie di pagine personali che
possono gestire a loro piacimento.
Tuttavia la cosa di gran lunga più importante sembra essere
proprio la lista di amici. Non solo perché ognuno di loro può
verificare se in mezzo ai tuoi amici ci sono anche loro potenziali
amici da add-ere alla propria lista. Ma perché più amici -virtuali- hai più fico sei. Sono una donna ottocentesca, io.
Fosse per me, comunicherei ancora con biglietti fatti portare
a casa dei destinatari da messi in livrea, come nei romanzi russi.
Ma coltivare fedelmente lo spirito di quel tempo, votato al progresso tecnologico e alle esplorazioni, non mi lasciava alternativa. Come tradizione antropologica britannica prescrive mi sono immersa in quella comunità e se Malinosky piantava la tenda al centro del villaggio, io ho lanciato il mio profilo nell'internet spazio - con foto, altrimenti non ti caga nessuno. Ho modificato le mie pagine personali, cercato giochi, applicazioni
varie, mi sono unita a vari gruppi (seri e faceti), sono stata add da
alcuni e io stessa ho invitato altri a farsi add-ere da me. Al terzo giorno, non sarò resuscitata ma ho iniziato ad avere
l'impressione, che questo gioco di add e contro add, rischiava di rendermi semplicemente add-icted: drogata Tu chiamale se vuoi "reazioni", ma ho messo le dita sulla tastiera e sono
tornata al mio blog, alle mie nugae, ai miei deliri. Non saranno capolavori, non interesseranno a nessuno e mai nessuno
li leggerà, ma sono miei a si add-icono a me.
6月16日 Equazioni EsistenzialiQualcuno intorno a me ha detto: - Il M'ama ha
cambiato gestione - e ho avuto paura.
Quel locale mi ha salvato la vita, penso, e soprattutto
il M'ama era "il M'ama" perché per entrare al M'ama
dovevi avere la tessera d'oro o la figa di platino.
Sprovvista di entrambe le cose, mi affidavo al
principe della pashmina, un mio ex fidanzato,
il miglior ex che abbia mai avuto, nonché l'unico
uomo al mondo capace di indossare sciarpe ad
agosto e non sudare.
Lo chiamavo al cellulare dal ciglio della strada
dove mi lasciavano, disperata, dei buttafuori
(o "non introduci dentro") orchi e senza cuore.
E se i principi delle favole marciavano su
cavalli bianchi, lui arrivava in groppa
alla sua Smart, sguainava la tessera come
un'alabarda e con semplice gesto della mano
la pulzella (io), con seguito di amiche, accedeva
al castello incantato.
Forse per questo, non mi aspettavo di trovarlo là
ieri sera: troppo facile.
Incerta sui risvolti edonistici dell'estate a venire
sorseggiavo rum & cola, dalla solita postazione:
sdraiata sui cuscini mentre tutti gli altri ballano.
Quando improvvisamente eccolo arrivare,
insolitamente spavaldo. Il principe della pashmina,
come ogni eroe che si sirispetti, mantiene
generalmente un misterioso riservo.
Mi siede accanto, fa finta di corteggiarmi (o sono
io che continuo a non capire), si scherza, si ride,
si beve. Come sempre.
E come sempre prepara sigarette di buon
tabacco.
Mi racconta del suo viaggio negli Stati Uniti.
E' l'unico uomo che conosco, che conosce la
differenza tra New York e Manhattan.
Infatti, mi parla di Manhattan, mica di
New York.
"Tutte le novità culturali del mondo vengono
da te e non sei tu che devi andarle a cercare...",
"se vuoi una cosa la compri..." e te la portano
a casa, aggiungo.
"Niente macchina, cammini a piedi o in taxi."
Anche con la metro, dice lui, ma io lo vedo
già con l'autista.
E' il posto migliore in cui vivere, per quelli come
noi, conclude. E io trasalisco.
Distolgo lo sguardo lontano, oltre lo stretto.
Forse immagino di fuggire in luoghi sconosciuti,
ma mi fermo sulla punta della costa: c'è ancora
l'ex pilone dell'Enel lì, illuminato. L'hanno tenuto
in piedi perché è un reperto di archeologia
industriale.
Non avremo avuto l'industria, ma i reperti
di ogni epoca, con relative illusioni, non ce li
siamo certo fatti mancare.
Ricordo la sensazione che ho provato la prima
volta che osservai quella torre illuminata dalla
spiaggetta del M'ama: sollievo, liberazione.
Passavo le serate estive proprio lì, sotto il pilone
prima che tutto cambiasse.
Eppure non credo di essermi mai divertita, c'ero solo abituata; non mi sembrava di avere
alternative.
. No, non è stato il M'ama a salvarmi la vita, nè il
principe della pashmina, diciamo che tutto è
accaduto quando non poteva non accadere.
E se non vivo nella patria del più fottuto e fiero
individualismo, ma nel regno del corporativismo
di ogni sorta e di ogni tipo di consorteria, posso
non essere un'individualista e vivere dentro
un'equazione:
Lui = M'ama
M'ama : Messina = Rockfeller Centrum : Manhattan
Io + M'ama = Io + Manhattan
ovvero
Io + Lui = Io + Manhattan
6月6日 Alter EgoInternet point.
Scrivo le mie cose, la faccia incollata allo schermo.
Poi mi volto distrattamente e la vedo: il mio alter-ego,
io a 35/38 anni.
Faccia abbastanza vissuta e non troppo truccata: quel pò
che basta a non sentirsi una barbona.
Abbigliamento da viaggiatrice. Viaggia da sola, immagino,
so.
Le scarpe sono comode, ma pur sempre da donna e la
borsa, cosa davvero fondamentale, è ampia.
Fogli volanti - non taccuino - per appunti vergati a mano.
Quando inizia a scrivere non sa dove la porterà la penna
e ha bisogno di farlo così: su uno spazio bianco, senza un
verso che sia quello giusto perché qualcuno a già deciso
così.
Sa di poterli perdere da un momento all'altro, se non
sta attenta e le va bene.
Grafia elegante ma veloce
Un blog sullo schermo davanti a lei. 6月1日 Se il Diavolo beve FORST
Se qualcuno mi chiedesse cos'è la festa di AddioPizzo,
potrei anche rispondere: l'evento mondano che inaugura
a Palermo la stagione estiva in versione radical
chic.
Dichiaro solennemente di non aspirare alla santificazione.
Dunque neanche alla sua premessa: il martirio, a cui immagino
di essere sottoposta dopo un' affermazione del genere.
Ma esordire con una provocazione (captatio malevolentiae)
mi era in qualche modo necessario.
Non è AddioPizzo l'oggetto critico di questo intervento, né
il movimento antimafia o i cittadini per bene.
Tutt'altro.
Da non palermitana, da"oriunda", ho imparato ad amare
questa città perché qui, più che in qualsiasi altra parte del
meridione d'Italia, esiste - con tutti i suoi limiti, ma
esiste - un dibbattito pubblico che ha permesso
la nascita di esperienze come quella AddioPizzo.
Per questo, mi stupisce che la parte migliore di questa
comunità non noti e se lo noti taccia, le contraddizioni
che un in-certo universo umano non è ancora riuscito
a sciogliere.
Non riesco a capire perché tante persone che fanno della
partecipazione ogni tipo di manifestazione pro legalità
un tratto essenziale della loro identità, non solo civile ma
addirittura personale, trovino normale rimpinguare, talvolta
nelle stesse occasioni, le casse di abusivi di ogni sorta.
Suppongo che pagare una birra Forst 1 euro e 50 li aiuti
a non sentirsi figli della tanto vituperata Palermo bene.
Personalmente, non posso fare a meno di chiedermi chi
conceda in certe piazze di questa città "autorizzazioni
necessarie" al commercio e che evidentemente non sono
quelle comunali.
In uno dei dibattiti organizzati proprio in occasione della
festa di AddioPizzo, Lirio Abbate ha detto parole che
desideravo ascoltare da mesi.
Tra le altre cose, invitava chi lo ascoltava a non prendere
parte ai festini illegali organizzati ogni fine settimana in
una nota piazza della città.
Raccontava di un accoltellamento, dalla matrice abbastanza
ovvia, avvenuto recentemente e in pieno giorno proprio in
quel posto.
Altrettanto ovviamente, nessun testimone ha parlato. Stare
lì, a suo parere, vuol dire legittimare quella cultura.
Forse non sono queste le cose "fondamentali" quando si parla
di legalità e antimafia. Eppure, ho l'impressione di assistere
alla normalizzazione dello scandalo.
Se le installazioni dell'artista Uwe sottolineavano lo scempio
di piazza Garraffello, il disastro urbanisco e antropologico (in
senso pasoliniano), ben altra cosa è celebrarlo a suon di
tecno - per la fortuna dei soliti personaggi che vendono la solita
birra al solito prezzo - illudendosi che questo abbia che fare con
il think global and act locally e farlo diventare quasi chic...
radical chic.
Forse stare lì non sarà da fighetti, ma con queste premesse e
in queste condizioni è antagonista, di sinistra, o anche solo civile?
Devo supporre che l'unica cosa che conta per molti ragazzi, sia
solo proclamare un' identità contrapponendola a un'altra (i
fighetti e i loro locali), scegliere i propri ninnoli (al posto della
baghette Luis Vuitton ci metto la borsa di nappa peruviana) e
farla finita così?
O devo credere che il diavolo, che sa adattarsi alle situazioni
meglio di chiunque altro, quando non veste Prada, beve
birra Forst?
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