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5月27日 Addio Mr. "Come eravamo"Ricordo un afoso pomeriggio d'estate, nella
mia vecchia casa al mare.
Avevo circa 12 anni e per qualche strano motivo, non ero in
spiaggia, sebbene fosse metà pomeriggio.
Accesi la televisione e su rete4 davano un film.
Uno di quelli abbastanza datati da potermi piacere, pensai.
Dopo qualche minuto, una donna (per me all'epoca era solo
l'attrice protagonista di Funny Girl, altro film datato che
adoravo) si infilava di nascosto nel letto in cui dormiva Robert
Redford.
Ero bacchettona da ragazzina e quella scena mi imbarazzò
talmente tanto che spensi la tv.
Anni dopo, e dal mio punto di vista almeno tre vite dopo,
ho ritrovato quella scena.
Complice la B.-san, mi ero tuffata nella visione di Come
Eravamo (ce l'avevano consigliato quattro donne, anzi tre,
di cui ci fidiamo moltissimo) ed era proprio quello il film.
Tre vite dopo però, il tentativo di seduzione di quella che nel
frattempo avevo scoperto essere Barbara Streisand (Katie nel film)
non mi imbarazzava più. Piuttosto, mi inteneriva ritrovare una parte
di me,in quel personaggio: nella militante della causa priva di
ogni tipo di ironia e leggerezza, che spinge troppo e che crede
che le persone non siano nient'altro che i loro principi.
Durante il primo tempo.
Perché nel secondo, era Robert Redrford (Hubbel) a togliermi le
parole di bocca. Come lui, mi sono rassegnata all'idea che la
politica, intesa come dimensione esistenziale, non come governo
o amministrazione, sia una sorta di gigantesco gioco di ruolo,
in cui i giocari non sono coscienti. Cinici esclusi, ma quelli non
mi hanno mai interessato.
Gli esseri umani, per fortuna, hanno una memoria selettiva
e non c'è traccia di loro nel mio album dei ricordi: raggiunta
l'età della ragione - o del disvelamento - si sono come dissolti.
Per questo, posso permettermi il lusso di guardare indietro scoprendo
piacere nel raccontare e raccontarmi come eravamo.
Al lordo, non al netto, di tutte le contraddizioni, le macerie materiali,
ideologiche ed emotive, ha avuto un senso vivere quella dimensione.
Per qualche strana ragione.
Non so altri, mia cara Katie-Barbara Streisand, ma per quanto la pensi
come Hubble, alla domanda "if we had the chance to do it all
again, tell me, would we?"* (quella della canzone tema del film)
io rispondo:- Definelly, I would**.
Spero ti possa consolare.
*se avessimo la possibilità di ricominciare da capo, dimmi, lo rifaremmo?
**certo, lo rifarei
Addio, maestro Sidney Pollak.
5月17日 POST ALCOOLICOSe la vita è ombra di un sogno, dice il poeta,
certe mattine sono incubi post-alcoolici.
La testa che pulsa, gli occhi che si aprono a stento
e la nausea che non ti abbandona neanche dopo il terzo
caffè.
In effetti se si ha la nausea si dovrebbe avereil buon senso
di evitare caffè e sigarette. Ma se in condizioni
normali non riesco a svegliarmi senza la giusta dose di
caffeina - cioè abbondante - come potrei mai farlo senza
in giornate del genere?
Eh già, sebbene attanagliate da nubi di zucchero chimicamente
modificato, le mie meningi non smettono di partorire
dubbi esistenziali gravissimi....
Tuttavia, non è di questo che volevo parlare.
Piuttosto, dopo una serata - quella di ieri - trascorsa
in compagnia del fraterno amico Bacco, non posso fare a
meno di notare che, al di là dei fastidi fisici, mi sono
risvegliata con una sensazione piacevole.
Dipende, credo, dalle condizioni generali di una persona:
buone o brutte che siano, l'alcool le amplifica e basta.
In ogni caso, mi sento allegra, vispa, dico stronzate
che fanno ridere solo me e non me ne importa nulla
delle reazioni. Mi sento anche abbastanza creativa.
Insomma, ho l'impressine che questa mattina post-alcool
più che un incubo sia un piacevole sogno lucido.
Uno di quelli in cui il soggetto che sogna sa di sognare e può
persino riuscire a gestire il sogno e far accadere ciò che vuole.
Alejandro Yodorosky, regista, attore, scrittore e padre della
cosidetta "psicomagia", suggerisce di utilizzare le particolari
caratteristiche del sogno lucido per affrontare angosce, paure
o realizzare desideri inconsci direttamente nella dimensione
onirica.
Io per esempio, aspettavo l'arrivo della mia Musa ispiratrice
da almeno un paio di settimane, ma continuava a negarsi.
Così sono andata a cercarla, finché non l'ho trovata.
Giaceva tra fresche frasche di sacro tirso*
in compagnia del fraterno amico Bacco.
Altro che Musa ispiratrice, era solo meretrice!
Comunque l'ho ricondotta a me. E in un mattino post-alcool
ho persino scritto un post: un post alcoolico.
*omaggio a Baccanti, di Euripide. 5月2日 sulla Gatta MortaHo ricevuto un'e.mail da un amico.
Il contenuto era la seguenta storiella:
Aneddoto di una persona...fedele???
Io ero molto felice: la mia fidanzata ed io eravamo insieme da più di un anno, perciò decidemmo di sposarci.
I miei genitori ci aiutarono in tutti i modi possibili, i miei amici mi assecondavano,
la mia fidanzata era un incanto. C'era solo una cosa che mi dava molto fastidio: la migliore amica della mia fidanzata.
Era intelligente e sexy, delle volte mi faceva il filo, turbandomi... Un giorno, l' amica della mia fidanzata mi telefonò e mi chiese di andare a casa sua per aiutarla con la
lista degli invitati al matrimonio: quindi io andai.
Era da sola e quando arrivai, mi sussurrò che (nonostante dovessi sposare la sua migliore amica)
nutriva sentimenti e desideri verso di me e che non
poteva più nasconderli.
Prima di sposarmi e compromettere la mia vita e quella della sua migliore amica, voleva fare l'amore con me per una volta
sola.
Cosa potevo dirle, ero talmente sorpreso, che non dissi una
parola.
Lei disse: 'Andrò in camera e (se lo desideri) entra e sarò tua.' Ammirai il suo meraviglioso fondo schiena...
come si muoveva al salire le scale!!! Mi alzai dalla poltrona e rimasi lì in piedi per un pò...allora mi girai... andai alla porta d'ingresso...aprii e uscii!!! Mi avviai verso la mia auto...
La mia fidanzata era fuori con lacrime agli occhi, e mi disse: 'sono felice e orgogliosa di te: hai
superato la mia piccola prova... non potevo scegliere u
n uomo migliore come sposo!'
MORALE:
Lascia sempre i preservativi in macchina!!! Il mio amico sostiene che sia un racconto divertente.
Sono d'accordo.
Ma non sono completamente d'accordo sulla morale della
favola.
Inizio col dire che trovo esilarante lo sprovveduto pover uomo
protagonista della vicenda.
Gongola, all'inizio della storiella, convinto di aver trovato
la fidanzata perfetta. La definisce "un incanto",
versione sintetica e politically correct di "rassicurante,
accomodante e servile".
Ma è anche pò turbato, per sua stessa ammissione, dalla
presenza della migliore amica di lei, sexy e intelligente.
Lo infastdice, perché?
Se il vero problema fosse che la ragazza in
qustione è sexy, non gli sarebbe minimamente passato
per la testa di sottolineare il fatto che è anche intelligente.
Il poveretto, per quanto stupido possa essere, raggiunti i 30
anni di vita, non può non sapere che una donna intelligente
sceglie amiche intelligenti. Per cui, la sua vera paura è che
anche la sua fidanzata lo sia e che nasconda la sua vera
identità.
La scena madre, il tentativo di seduzione, è fantastica. Le parole che la diabolica sculettatrice sceglie per
irretire il povero narciso non potevano essere migliori
"fare l'amore con te per una volta sola...", "sarò tua...!".
L'ego dello sprovveduto si espande smisuratamente.
Ma ancora più divertente è la scena madre numero due, quella
in cui la fidanzata gatta morta finge di commuoversi!
Un capolavoro di disonestà tale che il poverino,
dimentico della bastardata di cui è appena stato
vittima, se ne va via tutto contento pensando di essere lui
il furbone che l'ha fatta franca.
La morale della favola, dunque, dovrebbe essere un'altra:
lì dove giace il belloccio che si crede furbo, sciupafemmine
e impunito, giace la gattamorta tessitrice d'inganni dalle
mefistofeliche idee, che nasconde gli artigli per farsi infilare
meglio l'anello.
il Dubbio ManifestoNon so...
ho molto materiale "vecchio". Cose scritte in questi anni,
che non hanno mai avuto una dimenzione "pubblica".
Neanche quella limitata del blog (o space).
Li ho tenuti per me.
La ragione principale è che non ne ero soddisfatta.
Considero la scrittura, un passatempo, anche se
importante per me.
Dico spesso che ci sono donne che si divertono con
l'uncinetto, io scrivo le mie nugae (per citare Catullo).
Ma non ho sempre il tempo necessario al labor limae, che
è poi la parte più divertente di questo lavoro artigianale.
Perché di questo si tratta: di lavoro artigianale, di manufatti
(non capolavori) intellettuali.
Mi interessa il prodotto finito. Voglio che sia "confezionato
bene". Per questo non sempre quello che scrivo è al 100 per
100 me. Ma qualcosa di verosimile, in cui il gusto per la
battuta, l'attenzione per le parole, persino il suono (la
metrica) precedono la perfetta aderenza al mio pensiero o
ai miei sentimenti.
Daltronde esistono, per certe cose, i diari personali e quelli
nella mia vita non sono mai mancati.
Messa così, so che potrei (e forse dovrei) recuperare parte
del materiale che ho conservato in questi anni, dargli
una "sistemazione" definitiva e pubblicarlo qui.
Tuttavia ho la sensazione che per certe cose, davvero non
sia più il tempo.
Ho parlato di verosimiglianza prima, il che è ancora
accettabile. Il problema è che rispetto ad alcuni di quei
manufatti intellettuali -a proposito di amore per le parole
e le figure retoriche, adoro gli ossimori-
sento distanza se non addirittura estraneità.
Il dubbio è questo: recuperarli o no? Farli essere o non
essere? Credo che l'unico modo per uscire fuori da
questo inghippo -salvando capre e cavoli- sia rendere il
dubbio manifesto dando a questo space
un manifesto: qualcosa che ne spieghi se non i fini, almeno
la genesi.
So... it was.
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