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3月21日 IPROVVISAMENTE UN INVERNO SCORSO –Racconto di una Prima Volta -La pubertà ha portato nella mia vita un’insegnante di matematica un po’ troppo severa. Odiosi esercizi di algebra e geometria mi tenevano chiusa in casa separandomi da due dei miei grandi amici: il nuoto e la pallavolo.
grande amore romantico, bello, elegante e – trattandosi di pattinaggio artistico su ghiaccio – anche irraggiungibile: ero una ragazzina siciliana, non sapevo dove e come avvicinarlo.
Ma l’amore – si sa – fa fare cose folli; e se non potevo sfruttare il cortile di casa mia per ovvie ragioni climatiche, potevo auto-convincermi che il pavimento su cui mia madre aveva appena passato la cera fosse un buon sostituto per imparare a scivolare mantenendo l’equilibrio. Certo, più tempo passava più questo amore irraggiungibile si sedimentava nel fondo del mio cuore, nella consapevolezza che mai avrei potuto avere ciò che desideravo.
milioni di italiani. Un po’ ero gelosa, un po’ mi sentivo gratificata per essere stata – ancora una volta – talent scout e con largo margine d’anticipo, un po’ ero fiduciosa.
in occasione delle feste natalizie.
di ampie dimensioni, su una lastra di ghiaccio liscia e scintillante (anzi, talmente scintillante da potermici specchiare dentro) e in groppa a dei favolosi pattini bianchi.
non era che un tendone orripilante, largo due metri e mezzo, con il ghiaccio talmente tritato da poterci fare quintali di Moijto, pieno di ragazzini di sei anni che schizzavano via ovunque e provvisto solo di volgarissimi pattini neri da corsa. Che oscenità!
aspettato tanto.
giusta e l’occasione favorevole. Lo scenario era quello di Taormina. Il panorama bellissimo, le dimensioni della pista soddisfacenti (almeno per una neofita con l‘unico paragone da fare fin troppo scarso per essere preso in considerazione). Anche questa volta – però – i pattini non erano da artistico, ma da corsa. Pazienza, del resto cos’è
una vera prima volta senza un imprevisto? E col sottofondo musicale giusto e inaspettato (Frank Sinatra e Robbie Williams) potevo anche passarci su.
maschio rivelatosi buzzurro nonché gran testa di.. “ghiaccio?”.
importante, ma lui niente. Anzi l’ha addirittura persa, la foto che immortalava la mia prima volta romantica su una pista di pattinaggio su ghiaccio.
erano stati appositamente tagliati dall'inquadratura.
i pattini giusti e con l’uomo giusto che non perde la fotografia.
3月13日 Ei fu
- Sai una cosa? Non ti riconosco più. Mi ha detto la mia amica quasi omonima e quasi compleannonima che per comodità chiamerò solo Quasi. A quel punto, ho aperto la mia baguette. Non cercavo il rossetto, cercavo il mio cinismo; speravo di trovarlo là dentro perché sono femmina da feticismo da borsetta più che da scarpe, io.
Per rassicurare Quasi, volevo sfoderare un monile dialettico qualunque, ma niente: non avevo con me il mio cinismo, l’avevo perso e insieme a lui anche le parole.
Dunque, ho taciuto. Ho lasciato che la mia amica continuasse il suo racconto senza proferire un solo giudizio e – cosa ancor più grave – senza sparare una sola sentenza(barra)teoria.
Povera Quasi, pensavo, lei si confida con me per questo: perché sono il contraltare necessario a qualsiasi “intrippamento”. E intanto continuavo a cercare.
Controllavo che nella fodera della borsette o nelle tasche del capotto non ci fosse uno di quei forellini scassa palle e ingoia tutto. Laddove il “tutto” è solo quello che ti serve: gli scontrini del panificio – per qualche strana ragione cosmica – il forellino scassa palle e ingoia tutto li sputa sempre via. Ma non c’erano, né il forellino, né il mio cinismo.
Tornata a casa ho rovistato dappertutto. Persino sotto il vocabolario di Greco antico, che per ovvie ragioni non tocco da oltre un decennio. Risultato? Nulla, sparito.
Lo ammetto: la cosa mi ha stupito, perché eravamo una bella coppia il mio cinismo e io. Non so quanto felici, ma certamente ben corazzati e pronti ad affrontare il mondo.
Mi sembra di poter dire che ci siamo divertiti in questi anni, ci siamo fatti un mare di
risate e sì, siamo stati bene insieme.
Ma evidentemente per lui non era abbastanza, se sé n’è andato via così, senza una spiegazione, senza salutare, senza lasciare neanche un bigliettino.
Che stronzo il mio cinismo! Che ingrato! Con tutte le femmine che gli ho presentato, poteva essere non dico cortese (so di avere il monopolio dell’epiteto) ma quantomeno educato. Che delusione: ho avuto persino dei fidanzati migliori di lui.. vedi che mi tocca dire!
Quello che mi fa davvero arrabbiare è che stato talmente bravo nel nascondere le sue intenzioni, che non mi sono accorta di nulla fino all’episodio dell’altro giorno. Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare neanche l’ultima volta che ci siamo visti.
Ma se è così, e ti assicuro che è così – miserabile vigliacco di un Cinismo che non sei altro – allora vuol dire che posso tranquillamente fare a meno di te. Io “ho” fatto a meno di te negli ultimi tempi, io “ho” affrontato il mondo senza le battute stronze e le teorie catastrofiste che mi suggerivi .
E la vuoi sapere una cosa? Sono stata benissimo.
Ah.. adesso ho capito! Sono io che non l’ho cacato più a un certo punto, l’ho offeso, forse abbandonato e certamente ferito.
E allora scusami Cinismo, approfitterò di internet nella speranza che tu possa leggere questa missiva, ovunque ti trovi.
So che ho urtato i tuoi sentimenti e mi dispiace. Ma in nome di tutto quello che abbiamo condiviso, preferisco essere sincera e dirti la verità: sto attraversando una fase non individualista della mia vita che non riesco a condividere con te. A costo di sembrarti cinica, io posso e devo fare a meno di te. Ti ho voluto bene, ma è venuta l’ora di dirsi addio.
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