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日志


11月24日

RACCONTI DELLA SANGRIA

 

 

Da qualche tempo, amiche – e amiche delle amiche – dicono alla non più tanto giovane Cortese, scrittrice per hobby e divertimento: - Questa la devi raccontare in un delirio.

 

Nelle ultime settimane però, le è accaduto un po’ troppo spesso. Non che le dia fastidio ricevere suggerimenti e richieste di rielaborazione artistica di vicende realmente vissute her ego has landed*, semmai –; ma ha finito col far confusione.

 

Peccato. Alcune storie erano davvero divertenti e forse sarebbe stato meglio raccoglierne le confessioni prima – non dopo – il terzo cocktail.

 

Perché in questo momento, giunta alla fine dell’ennesimo fine settimana intensamente vissuto, nella sua mente non albergano i ricordi, ma pezzi di ricordi tenuti insieme dai residui di nero d’Avola che non è ancora riuscita a smaltire.

 

Una grande sangria di traumi infantili ed esperienze para-sentimentali tendenzialmente altrui.

 

Ragion per cui, il racconto che state per leggere è al tempo stesso: tutto vero, completamente inventato, nonché artisticamente rielaborato.

 

 Il bambino psicopatico di Bisaquino, ha inseguito sulla sua bicicletta Atala anni ‘70, la ragazzina con due nomi e doppia nazionalità.

 

Accadde in un freddo pomeriggio degli anni ‘80 a ridosso della festa dei morti.

 

Il bambino psicopatico di Bisaquino, cadde dalla bici e per tanti anni nessuno l’ha più visto. In una notte del XXI secolo, a ridosso di quella che ormai è diventata la festa di Halloween, la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità, mi trascina a una festa anni ‘90.

 

La sua coinquilina è con noi, ha appena lasciato il suo ragazzo dopo nove anni di fidanzamento e vuole recuperare il tempo perduto. Per lei, quindici minuti sulla testa pista sono troppi e sul più bello scappa via:verso la festa anni ‘80 organizzata, dall’altra parte della città, da quello che tutti ignorano essere il mio clandestino amico DJ.

 

Rimaste sole, la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità e io, scopriamo di avere un’ex fidanzata in comune. Non nel senso che siamo gay: nel senso che quella troietta che ci sculetta davanti è stata fidanzata – in momenti diversi – con due diversi nostri ex.

 

Contagiate dal virus che come una pandemia avvolge la città, abbandoniamo anche noi il posto in cui ci troviamo e ci dirigiamo verso un altro locale. Tema della serata: DJ-Set anni ‘70.

 

Ma un cagnolino in fuga sconvolge i nostril piani: improvvisamente si mette a inseguire la macchina del nostro accompagnatore, che oltre a essere un nostro amico è anche molto amico dei cani. Lo carica su e lui (il cane) lo azzanna.

 

A questo punto il racconto potrebbe anche finire. Non prima però, di aver svelato che fine hanno fatto i protagonisti.

 

Il cagnolino, è stato adottato dalla coinquilina della mia amica con doppio nome e doppia nazionalità – tra fuggiaschi ci si intende – ed è tenuto in custodia dai “nonni”.

 

Nel frattempo però, la neo mamma adottiva, ha saputo che il suo ex ragazzo si è messo con la troietta ex-fidanzata che la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità e ioabbiamo in comune: non c’è due senza tre.

 

La mia amica con doppio nome e doppia nazionalità, ha scoperto la mia amicizia clandestina con il mio amico clandestino DJ, che altri non è che il bambino psicopatico di Bisaquino divenuto ormai un quasi adulto.

 

L’amico dei cani, ha comprato una bici elettrica. Non ha il cestino e non correre il rischio di caricare quello che trova per strada.

 

Io oggi**, non avevo un cazzo da fare.

 

 

*: il suo ego è straripato (cfr. Robbie Williamas, The ego as Landed)

 

**: il giorno in cui ho scritto sto coso

 

 

 

 

 

 

 

11月8日

LA SCOPERTA DELL'AMERICA

Gli Italiani non sono pragmatici e idealisti come gli americani.

Non guardano i fatti e li commentano: si godono lo spettacolo

e commentano le reazioni.

 

L’altra sera, un cinico Mario Giordano, a proposito di quelle

suscitate dalla vittoria di Barak Obama, diceva più o meno

testualmente:- Cosa cè di strano? Negli Stati Uniti ci sono

già stati afro-americani in ruoli di rilievo e che lAmerica sia

una grande democrazia, la terra della possibilità, lo

sapevamo già. Ma evidentemente alcuni se ne sono accorti

solo ieri. Mi verrebbe da dire che hanno scoperto lAmerica

solo adesso.

 

Giuliano Ferrara, più prosaicamente, ha scritto sul suo giornale

che la cosa peggiore di Barak Obama sono i fans di Barak

Obama che saremo costretti a sopportare anche in Italia.

 

Trattasi dello stesso individuo che firma i suoi articoli con un

elefantino: non per autoironia, ma perché quell’animale è il

simbolo dei repubblicani americani.

Allepoca del Bushianesimo trionfante, il pachiderma pensava

di aver scoperto in America un (presunto) filone doro (politico e

culturale) in grado di farlo diventare quello che non è mai stato

(nel PCI, nel PSI e neanche in Forza Italia): un leader.

 

Ateo per nascita e formazione, spiritualmente si è fermato

prima di un tardivo e poco credibile battesimo. Politicamente, è

andato incontro al martirio: più cieco che illuminato, come

solo gli integralisti sanno essere, è morto insieme alle poche

croci tracciate sulla "lista contro laborto", da lui ideata.

 

Al Giordano da cui sono partita, avrei voglia di ricordare che

persino Condoliza Rice si è commossa. Ci sarà un motivo?

 

Più seriamente, dico che forse il grande merito di Obama

è stato quello di aver fatto ri-scoprire ai suoi stessi concittadini

(e al resto del mondo) quellAmerica che tutti ammiriamo.

 

 

Confesso però, che toquella battuta ha toccato un mio

nervo “scoperto”; di aver provato anch’io un pò di

imbarazzo alla vista di alcuni democratici italiani in giubilo.

Non che trovassi scorrette le loro valutazioni, ma non

suonavano credibili, al pari di quelle altrui.

 

Sostengono che Obama sia il rinnovamento, non solo perché

colored e giovane, ma perché espressione di una generazione

che un certo modo di concepire il mondo non lha solo

pensato: lha vissuto e ne è il prodotto.

 

Osservano poi, che la caratteristica principale della democrazia

americana stia proprio in questa capacità di rinnovamento.

 

Peccato però, che a dirlo siano gli stessi individui che pur di

continuare a riproporre se stessi, sono disposti a mettere

in discussione tutto (le loro idee, il loro vissuto) e

giustamente, ma non la loro attiva presenza sulla scena.

 

Se il Partito Democratico in Italia, non fosse rappresentato da

ex qualcosa, ma da quelli nati davvero dopo il 68, che alla

politica portano la loro esperienza e non il loro appiattimento

alla visione e agli interessi dei dirigenti chi li hanno piazzati là, non

sarebbe forse più credibile?

 

La risposta è talmente ovvia che me lo dico da sola: ho scoperto lAmerica.

 

 

11月1日

NARCISA & BOCCAD'ORO

Il mio bambino pesa meno di 500 Kg.
Ho deciso di chiamarlo Toshio, in onore della levatrice
nipponica che l’ha aiutato a venire al mondo e in onore
delle altrettanto nipponiche Yu Morisawa e relativo
alter ego Creami Miami. Creature fantastiche che hanno
nutrito la mia infanzia
di fantastica fantasia.
 
Le relazioni e i debiti culturali con il mondo orientale
per il momento finiscono quì.


Sono un’europea, io. Nata e cresciuta sulle sponde
del Mediterraneo (nell’isola di Siculonia per l’esattezza)
di mediterraneo ho ben poco, a parte i fianchi.
 
Il lascito maggiore della mia origine geografica sta nella
formazione “classica” che ho ricevuto: Diòniso e Apollo,
Medea e le Erinni ( o Furie). Quest’ultime però, ho
imparato a trasformarle in Eumènidi, in nome dello spirito
anglosassone che da autodidatta ho coltivato.


Non trovo strano che in questi giorni, mi sia tornata in mente
una definizione che tempo fa ho dato di me stessa.

 
Si narra che Narciso amasse a tal punto se stesso, da morire
nel tentativo di raggiungere il suo oggetto d’amore; affogato
nello specchio d’acqua che ne rifletteva l’immagine.
 
Si definisce “narcisista” chi ama se stesso e l’idea che ha di
sé.
 
Io non amo particolarmente me stessa, a cominciare dai fianchi.
Nel senso che non mi amo più di quanto sia lecito fare. Amo
scrivere però, a prescindere dai risultati. Ed è l’unica cosa che
non ho mai smesso di fare.

 
Forse perché c’è qualcosa che amo ancor più di scrivere: dire
quello che penso, sempre e comunque, su qualsiasi argomento
se non c’è me l’invento. Right or wrong -direbbero gli Inglesi-
my opinion -e questo ovviamente lo dico io.

 
Mia nonna (che da buona infermiera fu anche la levatrice che
mi aiutò a venire al mondo) diceva sempre che sono nata con
gli occhi aperti. Mi ripeteva anche un adagio siciliano << pi’
non dari saziu a' motti, moririvi cu l’occhi apetti>>*.

 
Intendendo dire con questo, che non avrei mai smesso di
rispondere a qualunque obiezione mi avesse mosso. Mi piace
pensare che avesse “quasi” ragione e in senso non figurato:
che morirò “davvero” con gli occhi aperti.
 
Ma mi piacerebbe ancor di più morire “con la bocca aperta”, per
dire alla Nera Signora cosa penso di lei e soprattutto per  
dimostrare a mia nonna che anche se c’era andata vicino, aveva
comunque sbagliato.
 
All’atto finale, non so se lascerò posteri. Di sicuro lascerò
molti post. La mia creatività non repressa, per il momento,
si esprime così.

 
Forse è per questo che quando mi vedo riflessa nello schermo
di Toshio, amo l’immagine che di me si riflette in lui.
Amo l’idea di quella giovane donna che scrive e asseconda un
istinto. Che crea dal nulla qualcosa che esiste perché c’è lei, ma
non è lei.
 
Perché sono una donna, sono creativa, sono un’ outsider
e sono pure narcisista.

 
Per fortuna però, sono anche una Boccad’Oro e non annegherò
dentro il mio p.c.. So e non posso tacere a quell'immagine, che
è solo un alter ego, per cui al massimo è lui, cioè lei, a essere
Narcisa.

 
Irreale e fantastica quanto Creamy Miami, non canta e non ha i
capelli viola. Alla bacchetta magica sostituisce una tastiera, al
microfono un ipertesto. Non ha un folletto Pilo Pilo che le
conferisce i poteri e due gattini extraterrestri che le tengono
compagnia -ma
vi assicuro che quando "elabora" c’è già
abbastanza confusione e allora
, forse, è meglio così.

 
Del resto, anche questa volta, le è riuscito l’incantesimo. After all, I
did it** -l’ennesimo post- e soprattutto: I did it my way***.

 
*: <per non dare soddisfazione alla morte, moriresti con gli occhi aperti>.
**: < dopo tutto, l’ho fatto> (cfr Frank Sinatra, My Way).
***: < l’ho fatto a modo mio> (cfr Frank Sinatra, My Way).
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