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March 21 IPROVVISAMENTE UN INVERNO SCORSO –Racconto di una Prima Volta -La pubertà ha portato nella mia vita un’insegnante di matematica un po’ troppo severa. Odiosi esercizi di algebra e geometria mi tenevano chiusa in casa separandomi da due dei miei grandi amici: il nuoto e la pallavolo. TeleMontecarlo, portò nella mia vita Lui: il mio grande amore romantico, bello, elegante e – trattandosi di pattinaggio artistico su ghiaccio – anche irraggiungibile. come avvicinarlo. Ma l’amore – si sa – fa fare cose folli; e se non potevo sfruttare il cortile di casa mia per ovvie ragioni climatiche, potevo auto-convincermi che il pavimento su cui mia madre aveva appena passato la cera fosse un buon sostituto per imparare a scivolare mantenendo l’equilibrio. Certo, più tempo passava più questo amore irraggiungibile si sedimentava nel fondo del mio cuore, nella consapevolezza che mai avrei potuto avere ciò che desideravo. sperarci. primo grande amore improvvisamente appassionava milioni di italiani. Un po’ ero gelosa, un po’ mi sentivo gratificata per essere stata – ancora una volta – talent scout e con largo margine d’anticipo, un po’ ero fiduciosa. persino a Messina; la montarono in piazza Duomo in occasione delle feste natalizie. grande amore sarebbe avvenuto in un palazzetto di ampie dimensioni, su una lastra di ghiaccio liscia e scintillante (anzi, talmente scintillante da potermici specchiare dentro) e in groppa a dei favolosi pattini bianchi. quando la pista che mi si è appalesata davanti, altro non era che un tendone orripilante, largo due metri e mezzo, con il ghiaccio talmente tritato da poterci fare quintali di Moijto, pieno di ragazzini di sei anni che schizzavano via ovunque e provvisto solo di volgarissimi pattini neri da corsa. Che oscenità! diritto a una prima volta romantica, soprattutto se ha aspettato tanto. meno me l’aspettavo, ho trovato la compagnia giusta e l’occasione favorevole. Lo scenario era quello di Taormina. Il panorama bellissimo, le dimensioni della pista soddisfacenti (almeno per una neofita con l‘unico paragone da fare fin troppo scarso per essere preso in considerazione). artistico, ma da corsa. Pazienza, del resto cos’è una vera prima volta senza un imprevisto? E col sottofondo musicale giusto e inaspettato (Frank Sinatra e Robbie Williams) potevo anche passarci su. anche questa è stata rovinata a posteriori da un maschio rivelatosi buzzurro nonché gran testa di.. “ghiaccio?”. data più. Gli avevo detto che ci tenevo, che era importante, ma lui niente. Anzi l’ha addirittura persa, la foto che immortalava la mia prima volta romantica su una pista di pattinaggio su ghiaccio. stata la mia prima volta: i pattini neri da corsa erano stati appositamente tagliati. fondamentale: la seconda è anche meglio, con i pattini giusti e con l’uomo giusto che non perde la fotografia.
March 13 Ei fu
- Sai una cosa? Non ti riconosco più. Mi ha detto la mia amica quasi omonima e quasi compleannonima che per comodità chiamerò solo Quasi. A quel punto, ho aperto la mia baguette. Non cercavo il rossetto, cercavo il mio cinismo; speravo di trovarlo là dentro perché sono femmina da feticismo da borsetta più che da scarpe, io.
Per rassicurare Quasi, volevo sfoderare un monile dialettico qualunque, ma niente: non avevo con me il mio cinismo, l’avevo perso e insieme a lui anche le parole.
Dunque, ho taciuto. Ho lasciato che la mia amica continuasse il suo racconto senza proferire un solo giudizio e – cosa ancor più grave – senza sparare una sola sentenza(barra)teoria.
Povera Quasi, pensavo, lei si confida con me per questo: perché sono il contraltare necessario a qualsiasi “intrippamento”. E intanto continuavo a cercare.
Controllavo che nella fodera della borsette o nelle tasche del capotto non ci fosse uno di quei forellini scassa palle e ingoia tutto. Laddove il “tutto” è solo quello che ti serve: gli scontrini del panificio – per qualche strana ragione cosmica – il forellino scassa palle e ingoia tutto li sputa sempre via. Ma non c’erano, né il forellino, né il mio cinismo.
Tornata a casa ho rovistato dappertutto. Persino sotto il vocabolario di Greco antico, che per ovvie ragioni non tocco da oltre un decennio. Risultato? Nulla, sparito.
Lo ammetto: la cosa mi ha stupito, perché eravamo una bella coppia il mio cinismo e io. Non so quanto felici, ma certamente ben corazzati e pronti ad affrontare il mondo.
Mi sembra di poter dire che ci siamo divertiti in questi anni, ci siamo fatti un mare di
risate e sì, siamo stati bene insieme.
Ma evidentemente per lui non era abbastanza, se sé n’è andato via così, senza una spiegazione, senza salutare, senza lasciare neanche un bigliettino.
Che stronzo il mio cinismo! Che ingrato! Con tutte le femmine che gli ho presentato, poteva essere non dico cortese (so di avere il monopolio dell’epiteto) ma quantomeno educato. Che delusione: ho avuto persino dei fidanzati migliori di lui.. vedi che mi tocca dire!
Quello che mi fa davvero arrabbiare è che stato talmente bravo nel nascondere le sue intenzioni, che non mi sono accorta di nulla fino all’episodio dell’altro giorno. Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare neanche l’ultima volta che ci siamo visti.
Ma se è così, e ti assicuro che è così – miserabile vigliacco di un Cinismo che non sei altro – allora vuol dire che posso tranquillamente fare a meno di te. Io “ho” fatto a meno di te negli ultimi tempi, io “ho” affrontato il mondo senza le battute stronze e le teorie catastrofiste che mi suggerivi .
E la vuoi sapere una cosa? Sono stata benissimo.
Ah.. adesso ho capito! Sono io che non l’ho cacato più a un certo punto, l’ho offeso, forse abbandonato e certamente ferito.
E allora scusami Cinismo, approfitterò di internet nella speranza che tu possa leggere questa missiva, ovunque ti trovi.
So che ho urtato i tuoi sentimenti e mi dispiace. Ma in nome di tutto quello che abbiamo condiviso, preferisco essere sincera e dirti la verità: sto attraversando una fase non individualista della mia vita che non riesco a condividere con te. A costo di sembrarti cinica, io posso e devo fare a meno di te. Ti ho voluto bene, ma è venuta l’ora di dirsi addio.
March 10 ERRATA CORRIGE
Negli anni della mia beata ingenuità, ho creduto
che dire la verità fosse considerato un pregio.
O meglio: una virtù. Poi un bel giorno, un'amica
mi disse: " Sì, lo so che dici sempre quello che
pensi. Ma dovresti smetterla, fai soffrire le persone."
Accusai il colpo e le chiesi − balbettando − se
dietro quell'affermazione ci fosse o no un
messaggio subliminale. Lei graziosamente, glissò
e per qualche tempo continuai a chiedermi se
c’era e chi fosse la persona che avevo ferito e
perché.
Se il povero Edìpo, reo ma ignaro al momento del delitto, si punì accecandosi, io − che non avevo il coraggio di tagliarmi la lingua − potevo tornare indietro e tentare un errata-corrige verbale.
Ne sentivo il bisogno. Ma per quanto mi sforzassi non riuscivo a trovare il bandolo della matassa: se quella persona esisteva, non faceva nulla perché me ne accorgessi.
A quel pomeriggio, alla rivelazione − sconcertante − di quell'amica e alle sensazioni successive, sono tornata più volte.
Quando nessuno mi ha chiesto scusa o ha tentato un errata-corrige, per avermi offesa o ferita.
Quando qualcuno, incapace di rendere conto a se stesso − più che a me − dei suoi errori si aspettava che fossi io a passare il cancellino sulla sua macchia, per far finta che non fosse mai esistita.
Anche in quei momenti però, non ho fatto nulla per nasconderli: al contrario, li ho segnati. Ma non per rinfacciarli al momento opportuno, perché mi fossero di lezione.
È l'unico modo che conosco per imparare. È l'unico modo che conosco per imparare ad avere rispetto degli altri.
Errata corrige #1: non tutti apprezzano la verità.
Errata corrige #2: sii onesta solo con chi vuole che tu lo sia.
Errata corrige #3: esistono delle persone che ti amano per quella
che sei: una scassacazzo che dice sempre quello che pensa, che puo'
far del male senza rendersene conto e che se se ne accorge è pronta
a un errata-corrige.
November 24 RACCONTI DELLA SANGRIA
Da qualche tempo, amiche – e amiche delle amiche – dicono alla non più tanto giovane Cortese, scrittrice per hobby e divertimento: - Questa la devi raccontare in un delirio.
Nelle ultime settimane però, le è accaduto un po’ troppo spesso. Non che le dia fastidio ricevere suggerimenti e richieste di rielaborazione artistica di vicende realmente vissute – her ego has landed*, semmai –; ma ha finito col far confusione.
Peccato. Alcune storie erano davvero divertenti e forse sarebbe stato meglio raccoglierne le confessioni prima – non dopo – il terzo cocktail.
Perché in questo momento, giunta alla fine dell’ennesimo fine settimana intensamente vissuto, nella sua mente non albergano i ricordi, ma pezzi di ricordi tenuti insieme dai residui di nero d’Avola che non è ancora riuscita a smaltire.
Una grande sangria di traumi infantili ed esperienze para-sentimentali tendenzialmente altrui.
Ragion per cui, il racconto che state per leggere è al tempo stesso: tutto vero, completamente inventato, nonché artisticamente rielaborato.
Il bambino psicopatico di Bisaquino, ha inseguito sulla sua bicicletta Atala anni ‘70, la ragazzina con due nomi e doppia nazionalità.
Accadde in un freddo pomeriggio degli anni ‘80 a ridosso della festa dei morti.
Il bambino psicopatico di Bisaquino, cadde dalla bici e per tanti anni nessuno l’ha più visto. In una notte del XXI secolo, a ridosso di quella che ormai è diventata la festa di Halloween, la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità, mi trascina a una festa anni ‘90.
La sua coinquilina è con noi, ha appena lasciato il suo ragazzo dopo nove anni di fidanzamento e vuole recuperare il tempo perduto. Per lei, quindici minuti sulla testa pista sono troppi e sul più bello scappa via:verso la festa anni ‘80 organizzata, dall’altra parte della città, da quello che tutti ignorano essere il mio clandestino amico DJ.
Rimaste sole, la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità e io, scopriamo di avere un’ex fidanzata in comune. Non nel senso che siamo gay: nel senso che quella troietta che ci sculetta davanti è stata fidanzata – in momenti diversi – con due diversi nostri ex.
Contagiate dal virus che come una pandemia avvolge la città, abbandoniamo anche noi il posto in cui ci troviamo e ci dirigiamo verso un altro locale. Tema della serata: DJ-Set anni ‘70.
Ma un cagnolino in fuga sconvolge i nostril piani: improvvisamente si mette a inseguire la macchina del nostro accompagnatore, che oltre a essere un nostro amico è anche molto amico dei cani. Lo carica su e lui (il cane) lo azzanna.
A questo punto il racconto potrebbe anche finire. Non prima però, di aver svelato che fine hanno fatto i protagonisti.
Il cagnolino, è stato adottato dalla coinquilina della mia amica con doppio nome e doppia nazionalità – tra fuggiaschi ci si intende – ed è tenuto in custodia dai “nonni”.
Nel frattempo però, la neo mamma adottiva, ha saputo che il suo ex ragazzo si è messo con la troietta ex-fidanzata che la mia amica con doppio nome e doppia nazionalità e ioabbiamo in comune: non c’è due senza tre.
La mia amica con doppio nome e doppia nazionalità, ha scoperto la mia amicizia clandestina con il mio amico clandestino DJ, che altri non è che il bambino psicopatico di Bisaquino divenuto ormai un quasi adulto.
L’amico dei cani, ha comprato una bici elettrica. Non ha il cestino e non correre il rischio di caricare quello che trova per strada.
Io oggi**, non avevo un cazzo da fare.
*: il suo ego è straripato (cfr. Robbie Williamas, The ego as Landed)
**: il giorno in cui ho scritto sto coso
November 08 LA SCOPERTA DELL'AMERICAGli Italiani non sono pragmatici e idealisti come gli americani. Non guardano i fatti e li commentano: si godono lo spettacolo e commentano le reazioni.
L’altra sera, un cinico Mario Giordano, a proposito di quelle suscitate dalla vittoria di Barak Obama, diceva più o meno testualmente:- Cosa c’è di strano? Negli Stati Uniti ci sono già stati afro-americani in ruoli di rilievo e che l’America sia una grande democrazia, la terra della possibilità, lo sapevamo già. Ma evidentemente alcuni se ne sono accorti solo ieri. Mi verrebbe da dire che “hanno scoperto l’America” solo adesso.
Giuliano Ferrara, più prosaicamente, ha scritto sul suo giornale che la cosa peggiore di Barak Obama sono i fans di Barak Obama che saremo “costretti a sopportare” anche in Italia.
Trattasi dello stesso individuo che firma i suoi articoli con un elefantino: non per autoironia, ma perché quell’animale è il simbolo dei repubblicani americani. All’epoca del Bushianesimo trionfante, il pachiderma pensava di aver scoperto in America un (presunto) filone d’oro (politico e culturale) in grado di farlo diventare quello che non è mai stato (nel PCI, nel PSI e neanche in Forza Italia): un leader.
Ateo per nascita e formazione, spiritualmente si è fermato prima di un tardivo e poco credibile battesimo. Politicamente, è andato incontro al martirio: più cieco che illuminato, come solo gli integralisti sanno essere, è morto insieme alle poche croci tracciate sulla "lista contro l’aborto", da lui ideata.
Al Giordano da cui sono partita, avrei voglia di ricordare che persino Condoliza Rice si è commossa. Ci sarà un motivo?
Più seriamente, dico che forse il grande merito di Obama è stato quello di aver fatto ri-scoprire ai suoi stessi concittadini
(e al resto del mondo) quell’America che tutti ammiriamo.
Confesso però, che toquella battuta ha toccato un mio nervo “scoperto”; di aver provato anch’io un pò di imbarazzo alla vista di alcuni democratici italiani in giubilo. Non che trovassi scorrette le loro valutazioni, ma non suonavano credibili, al pari di quelle altrui.
Sostengono che Obama sia il rinnovamento, non solo perché colored e “giovane“, ma perché espressione di una generazione che un certo modo di concepire il mondo non l’ha solo pensato: l’ha vissuto e ne è il prodotto.
Osservano poi, che la caratteristica principale della democrazia americana stia proprio in questa capacità di rinnovamento.
Peccato però, che a dirlo siano gli stessi individui che pur di continuare a riproporre se stessi, sono disposti a mettere in discussione tutto (le loro idee, il loro vissuto) e giustamente, ma non la loro attiva presenza sulla scena.
Se il Partito Democratico in Italia, non fosse rappresentato da “ex qualcosa”, ma da quelli nati davvero dopo il ‘68, che alla politica portano la loro esperienza e non il loro appiattimento alla visione e agli interessi dei dirigenti chi li hanno piazzati là, non sarebbe forse più credibile?
La risposta è talmente ovvia che me lo dico da sola: ho scoperto l’America.
November 01 NARCISA & BOCCAD'OROIl mio bambino pesa meno di 500 Kg.
Ho deciso di chiamarlo Toshio, in onore della levatrice
nipponica che l’ha aiutato a venire al mondo e in onore
delle altrettanto nipponiche Yu Morisawa e relativo alter ego Creami Miami. Creature fantastiche che hanno nutrito la mia infanzia di fantastica fantasia. Le relazioni e i debiti culturali con il mondo orientale
per il momento finiscono quì.
Sono un’europea, io. Nata e cresciuta sulle sponde
del Mediterraneo (nell’isola di Siculonia per l’esattezza)
di mediterraneo ho ben poco, a parte i fianchi.
Il lascito maggiore della mia origine geografica sta nella
formazione “classica” che ho ricevuto: Diòniso e Apollo,
Medea e le Erinni ( o Furie). Quest’ultime però, ho
imparato a trasformarle in Eumènidi, in nome dello spirito
anglosassone che da autodidatta ho coltivato.
Non trovo strano che in questi giorni, mi sia tornata in mente
una definizione che tempo fa ho dato di me stessa.
Si narra che Narciso amasse a tal punto se stesso, da morire
nel tentativo di raggiungere il suo oggetto d’amore; affogato
nello specchio d’acqua che ne rifletteva l’immagine.
Si definisce “narcisista” chi ama se stesso e l’idea che ha di
sé.
Io non amo particolarmente me stessa, a cominciare dai fianchi.
Nel senso che non mi amo più di quanto sia lecito fare. Amo
scrivere però, a prescindere dai risultati. Ed è l’unica cosa che
non ho mai smesso di fare.
Forse perché c’è qualcosa che amo ancor più di scrivere: dire
quello che penso, sempre e comunque, su qualsiasi argomento
se non c’è me l’invento. Right or wrong -direbbero gli Inglesi-
… my opinion -e questo ovviamente lo dico io.
Mia nonna (che da buona infermiera fu anche la levatrice che
mi aiutò a venire al mondo) diceva sempre che sono nata con
gli occhi aperti. Mi ripeteva anche un adagio siciliano << pi’
non dari saziu a' motti, moririvi cu l’occhi apetti>>*.
Intendendo dire con questo, che non avrei mai smesso di
rispondere a qualunque obiezione mi avesse mosso. Mi piace
pensare che avesse “quasi” ragione e in senso non figurato:
che morirò “davvero” con gli occhi aperti.
Ma mi piacerebbe ancor di più morire “con la bocca aperta”, per
dire alla Nera Signora cosa penso di lei e soprattutto per
dimostrare a mia nonna che anche se c’era andata vicino, aveva
comunque sbagliato.
All’atto finale, non so se lascerò posteri. Di sicuro lascerò
molti post. La mia creatività non repressa, per il momento,
si esprime così.
Forse è per questo che quando mi vedo riflessa nello schermo
di Toshio, amo l’immagine che di me si riflette in lui.
Amo l’idea di quella giovane donna che scrive e asseconda un
istinto. Che crea dal nulla qualcosa che esiste perché c’è lei, ma
non è lei.
Perché sono una donna, sono creativa, sono un’ outsider
e sono pure narcisista.
Per fortuna però, sono anche una Boccad’Oro e non annegherò
dentro il mio p.c.. So e non posso tacere a quell'immagine, che
è solo un alter ego, per cui al massimo è lui, cioè lei, a essere
Narcisa.
Irreale e fantastica quanto Creamy Miami, non canta e non ha i
capelli viola. Alla bacchetta magica sostituisce una tastiera, al
microfono un ipertesto. Non ha un folletto Pilo Pilo che le
conferisce i poteri e due gattini extraterrestri che le tengono compagnia -ma vi assicuro che quando "elabora" c’è già abbastanza confusione e allora, forse, è meglio così. Del resto, anche questa volta, le è riuscito l’incantesimo. After all, I
did it** -l’ennesimo post- e soprattutto: I did it my way***.
*: <per non dare soddisfazione alla morte, moriresti con gli occhi aperti>.
**: < dopo tutto, l’ho fatto> (cfr Frank Sinatra, My Way).
***: < l’ho fatto a modo mio> (cfr Frank Sinatra, My Way).
October 22 EQUAZIONI DIALETTICHEImmagino che tutto sia cominciato nella mansarda di Psico-M. Non so quanti anni avessimo allora, Dott.sa Pallina, la stessa Psico-M e io. Di certo, andavamo ancora al liceo e tra un pigiama party e l'altro, iniziammo ad analizzare i nostri rapporti con l'altro sesso come se fossero delle gigantesche equazioni irrisolvibili o dal risultato che non è quello che ti aspetti. Crescere, non ha migliorato le cose. Più esperienze accumuli (e per il sacro potere dell'empatia femminina ogni esperienza vissuta da un'amica è come se l'avessi vissuta anche tu) più la gamma dei possibili significati sottintesi e relative evoluzioni aumenta. L'ultima volta che ci siamo ritrovate in quell'angusto spazio per raccontarci i fatti nostri e analizzare le relative "situazioni" ho chiuso gli occhi e ho visto un'enorme lavagna capace di contenere i grafici di tutto quello che avevamo ritenuto possibile essere "realmente" accaduto. Una volta lo chiamavano "taglia e cuci". Adesso che siamo colte ed emancipate "psicologia relazionale". Fatto sta, che la nuova scienza ha fatto proseliti e si è diffusa anche tra le altre amiche che ho conosciuto nel resto della mia vita. L'altra sera, "quella che non si chiama Marika" mi ha chiesto cosa volesse dire "realmente" il suo attuale flirt, quando le ha detto che desiderava avere una relazione come se fossero fidanzati ma senza dirsi e senza essere fidanzati. Mi ha chiesto, se all'origine di questa follia vi fosse paraculaggine o paura. Alle due di notte, ho avuto una rivelazione. Da questo momento in poi: - Se dici "A", per me è "A" e non mi chiedo più se "A" in realtà sia " = B " , o " = D + alfa". Se poi quella "A" non è solo una "A", ma una "A alla seconda, alla terza, ecc...", lì rimango. Perché se tu elevi a potenza, non sta a me estrarre la radice quadrata e scovare il valore assoluto delle tue reali intenzioni. E non è algebra, non è psicologia, ma filosofia orientale. Ho scoperto il Tau-Cortese: contemplo il fenomeno e cedo ad esso; alle cose così come si manifestano e appaiono. Non me ne frega niente della poiesi e dell'evoluzione. P.S. (anche se sarebbe più giusto scrivere "P.p.", ovvero "post post" o "post alla seconda") Cosa volevo dire con questo post? Semplicemente che: - X=2Y. E non è algebra. E' buona educazione: alle volte è meglio tacere. October 11 MANTIDE RELIGIOSA? MEGLIO EX AMANTE GENEROSA.Questa volta il "senti, scusa te la posso dire una
cosa?" dell'amico Marlon Panormitanus, è
toccato a me.
Mi ha chiesto - scherzando - perché non lo baciassi.
Io, non gli ho risposto. Ma per mia somma sfortuna
- e per il divertimento di Marlon - qualcuno ha
esposto la sua fin troppo nota teoria sui miei
presunti comportamenti erotico-sentimentali. Quella
secondo cui sarei impossibile da conquistare.
A me l'evidenza continua a dire altro - forse perché
conosco la mia vita e i miei sentimenti un pò meglio
del novello Darwin che li ignora entrambi.
Ma chi non mi conosce e non crede in quel che dico,
può credere nei Testi Sacri e trovare la risposta
che - evidentemente - continua a cercare.
Dal Vangelo secondo Samantha Jones:
Certi uomini non sono "impossibili da conquistare"
(basta fingere di essere facili da gestire per gestirli);
sono solo "impossibili da redimere".
In un soggetto del genere, l'incapacità di stare da solo
è direttamente proporzionale al bisogno di
autoconvincersi che qualunque donna abbia davanti
sia in cerca di una storia importante con lui.
Nei casi più estremi, può continuare a vedere segni
di devozione ovunque. Se hai un'unghia incarnita e la
faccia tirata per questo, può pensare che sei sul punto
di suicidarti per colpa sua.
Un uomo "impossibile da redimere" non mi lascia altra
scelta: lo privo della mia amicizia. Lo faccio per
generosità, per non farlo soffrire; potrebbe sentirsi in
colpa tutta la vita.
Il problema è che non te ne accorgi prima. Per questo
bacio per divertimento solo chi non rivedrò mai più. A
meno che non sia completamente ubriaca. Ma volete che l'uomo "impossibile da redimere" ci creda?
Ovviamente no. E per quanto abbia voglia di staccargli la
testa, come una Mantide Religiosa, preferisco essere
un'ex Amante Generosa e privarlo solo della mia amicizia.
October 03 URBS SILVIO FIDELISE così, dopo le leggi ad-personam, è giunto il momento dei
provvedimenti ad-urbem fidelem.
A ridosso delle ultime elezioni amministrative - che hanno seguito di pochi giorni le politiche - un servizio del tg3 regionale
su Catania si chiudeva buttando là la notizia secondo cui al
comune etneo mancassero persino i fondi per comprare la carta
igienica.
I cittadini catanesi sono andati alle urne - due volte - consci di
questo. La maggioranza ha premiato Berlusconi - ringraziandolo
per avergli dato in dono anni di amministrazione Scapagnini, che
"mischinu" per premio "si nni iu o Senatu" - e scelto un'amministrazione
uguale a quella precedente.
In queste ore, molti si chiedono come mai una maggioranza così forte di catanesi abbia potuto continuare a votare allo stesso
modo, nonostante tutto.
La domanda retorica - che pongo a me stessa - è perché avrebbe dovuto agire diversamente?
Se l'amministrazione di Catania sperperava, immagino dovessero essere in tanti a trarne profitto. Non solo tra gli amministratori, ma
tra gli amministrati.
Più si spendeva, più la rovina - "il male" - aumentava, più cresceva "il gaudio".
Qualcuno ha fatto affaroni, altri affarucci, in molti si saranno "accontentati" di un'autorizzazione concessa senza troppe domande.
E come previsto, chi ha partecipato al banchetto (decante) ha ringraziato Trimalcione e i suoi servi per lo splendido servizio offerto.
Che adesso Trimalcione e i suoi, coprano le spese - a nostre spese - mi sembra un colpo assolutamente geniale. Assurto al rango di dività, la
Sant'Agata da Arcore si è assicurata ancora molti anni di devota
obbedienza.
Urbs Silvio Fidelis. MA ANCHE NOQuando c’erano le feste dell’Unità e un leader nazionale veniva a Palermo, era il "compagno" Tal dei Tali. Quando c’erano le feste dell’Unità, nei comizi non mancavano mai due citazioni: quella di Falcone e Borsellino - in omaggio alla città e ai martiri delle istituzioni - e quella di Pio la Torre in omaggio ai martiri del PCI. Quando c’erano le feste dell’Unità, sul palco si schieravano i dirigenti locali: il segretario provinciale, un deputato regionale e una femmina, per esempio. Non c’erano mai i “giovani”, sul palco. Si scannavano con gli adulti e molto spesso si scannavano tra di loro: i sopravvissuti un giorno, ci sarebbero stati su quel palco. Adesso che ci sono le feste democratiche, il leader in trasferta non è più il "compagno" Tal dei Tali – per non offendere gli ex DC – ma ci si rivolge a lui chiamandolo affettuosamente per nome (Uolter, nel nostro caso) – per non offendere gli ex DS. Adesso che ci sono le feste democratiche, nei discorsi dei leaders a Palermo, ci sono sempre Falcone e Borsellino, c’è sempre Pio la Torre, ma c’è anche Piersanti Mattarella. Adesso che ci sono le feste democratiche, i dirigenti sul palco sono raddoppiati: il segretario provinciale (ex Margherita) e quello cittadino (ex DS); un deputato regionale (ex DS) e anche uno nazionale (ex Margherita); una femmina (ex DS) ma anche un’altra (ex Margherita). Adesso che ci sono le feste democratiche, ci sono i "giovani democratici" sul palco? Ma anche no. Forse sono sotto il palco a scannarsi tra di loro. Ci sono gli ex giovani ex DS*? Ovviamente no: ne-anche i sopravvissuti. Alle feste democratiche però, ci sono ancora il pane con la salsiccia e il vino. Non posso dire che c'è anche il Limone-Bar perché non credo si trovi lì in quanto residuo della tradizione democristiana. Però c'è e io, mi invento un'identità fashion e mi faccio un bel Moijto. *: Mi scuso con gli ex giovani ex Margherita, ma non mi sono mai pervenuti e se anche c'erano non li ho riconosciuti. September 19 Leggenda Metro-MediterraneaHo chiaccherato con un amico oggi, di vacanze e altre amenità.
Lui, un ragazzo Greco che vive a Palermo, è stato a Malta quest'estate. Lì ha conosciuto uno studente di Messina che gli
ha mostrato il video di uno squalo girato nello stretto.
Ho fatto una faccia strana, quando me l'ha detto. La stessa faccia -più o meno- che ho fatto lo scorso Agosto, quando a Porto Palo un calabrese che vive a Roma mi ha parlato
dello stesso video.
La morale della favola è: "quant'è piccolo il mondo?" o piuttosto: "le leggende metropolitane in vacanza si fanno una crociera nel
Mediterraneo"?
September 07 Ma quale ICI? Si chiama Giulia e vestirà solo ArmaniSi dice che sotto gli ombrelloni, le persone amino leggere
facezie; che l'estate sia il periodo dell'anno in cui si vendono
più copie di romanzi gialli, rosa e riviste di gossip.
Io sulla spiaggia, continuo a leggere i quotidiani. Ma un virus balneare, o l'effetto del veleno di una medusa, deve aver colpito
anche me. Strane idee mi passano per la testa.
Il 17 agosto, Berlusconi parla dell'ICI, definendola una "tassa odiosa" che "non si potrà mai reintrodurre". Il povero Silvio avrà
un problema personale con questa svergognata, penso. L'avrà
pizzicata a far baldoria con un altro - o in gita in barca con
d'Alema - e non vuole più invitarla nella sua villa in Saregna.
Ma sono solo supposizioni e curiosa di capire cosa c'è davvero dietro questa storia, continuo a seguire le avventure di ICI.
Anche Bossi, ce l'ha con lei: "l'ICI - dice il senatur ai giornalisti il 5 settembre - "dovrà cambiare vestito". Dunque, niente corna.
Il problema è di natura estetica: i Leghisti l'avranno beccata con
un vestito Dolce e Gabbana e si sono risentiti.
Ma è su repubblica del 6 settembre, che la vicenda si tinge di giallo. La svergognata e mal acconciata ICI, sembra avere una
doppia identità che il governo nega.
Giornalista: "un'adeguata autonomia impositiva ai Comuni e alle città metropolitane [..] Non si chiamerà Ici ma è la stessa cosa."
Brunetta: "Ripeto: neanche per sogno". Il punto è, che l'estate per è finita e non posso più seguire le avventure (o la telenovela) di ICI. Per cui il finale me lo invento
io: ICI scopre i suoi veri genitori (i comuni italiani), il suo vero nome
(Giulia) e diventata ricca vestirà solo Armani.
August 24 RELAZIONI & DISTANZANon ci avevo mai fatto caso, ma da un punto di vista strettamente
linguistico, l'espressione "relazione a distanza" è un ossimoro.
La grammatica dunque, sembra dar ragione a tutti quelli che - almeno
una volta nella vita - mi hanno detto di non poter sopportare una
condizione del genere; che secondo loro un rapporto non è un rapporto
senza la presenza costante del partner, senza la quotidianità.
Non che io abbia un'opinione ben precisa in merito. So solo, che conosco
persone felicemnte accoppiate e distanti e altre che pur di non stare sole
si accontantano, palesemente. Estremismi di segno opposto.
Per quanto mi riguarda posso solo dire di non essermi mai trovata nè
nell'una nè nell'altra condizione, piuttosto in quella in cui ci accoppia
sapendo ben presto di scoppiare perché uno dei due si deve allontanare
e che quelle (due?) volte in cui sono stata innamorata, non avrei mai
voluto nessuno se non lui. La vera distanza - e in quel caso davvero
incolmabile - era tra me e chiunque altro avessi avuto accanto.
Volendo poi allargare il discorso alle relazioni non sentimentali, la questione
si complica ulteriormente. Esistono - e sono molte di più nella mia vita -
persone che considero speciali, benché non le viva tutti i giorni.
Una di loro l'ho rivista qualche giorno fà.
Fedele alla (mia) linea, ne tutelerò la privacy utilizzando un soprannome:
P.C.A.; che non sta per <<Partito Comunista Ancora>> ma per << colui
che può chiamarmi Antonellina, senza farmi incazzare>>.
Una birra, un film e parecchi arretrati da recuperare raccontando dopo, la
discussione con lui, scivola su un argomento ben preciso: i rapporti che
sembrano non uscire mai dalla tua vita, nonostante tutto, nonostante
scelte di segno nettamente opposto.
Non che la cosa mi abbia stupito: accade sempre, a intervalli irregolari
di tempo, da quando conosco P.C.A.. Ovvero da circa 12 anni.
Ma la somma delle due cose, lui (e quello che significa per me) e la discussione
sulle relazioni nonostante le distanze, mi ha fatto pensare.
Per prima cosa al nostro rapporto. Non siamo mai stati quel genere di amici
che si frequentano quotidianamente e che si tengono in contatto. Ma al di
là del tempo e dello spazio, qualcosa fa sì che sia una persona con cui non
ho mai smesso di "relazionarmi".
So di non aver mai condivisto del tutto il suo modo di vedere il mondo, che
conosco la sua opinione sul 90% delle cose di cui parliamo prima ancora
che me la dica e che mi fa piacere sentirgliela dire.
So che solo lui è P.C.A.: ovvero, so che solo lui può chiamarmi Antonellina
- accarezzandomi la testa - senza farmi incazzare.
Non perché davanti a lui mi senta ancora la16enne che ha appena iniziato
a scoprire il mondo. Ma perché mentre vago raminga per l'universo in cerca
di punti di vista che non ho mai conosciuto, la differenza tra il mio e il suo
resta la pietra miliare da cui inizio a misurare le altre distanze. Nello stesso
istante, vedo la strada che ho fatto e riconosco la parte di me che non
cambierà mai.
Ho pensato anche ai miei compagni di classe. Non a tutti, ma a quei pochi
di cui continuo a interessarmi e a chiamare così per distinguerli dal resto delle
persone che conosco e che frequento. Dire "amici", nel loro caso, sarebbe
fuorviante.
La mia quotidianità e la loro è fatta da altro dal 1998: alcuni vivono in città
diverse e tutti abbiamo interessi talmente diversi e intensi da renderci, per
così dire, "ognuno per i cazzi suoi". Siamo fatti così. Lo so. Lo sappiamo.
Ma so anche che quelle poche volte all'anno in cui abbiamo la possibilità di
stare insieme, lo facciamo. E non è nostalgia o assenza di alternative: non
ne possiamo fare a meno. Siamo, l'uno per l'altra, lo specchio dal quale non
possiamo e non vogliamo sfuggire. Il momento della verità, del raccontare se
stessi scoprendo il senso di ciò che si è fatto, nella certezza di avere davanti
qualcuno che sa dove posizionare ogni tassello di quel complicato puzzel
che è la tua vita, perché la conosce. Perché ti conosce, nonostante l'assenza
(o la non quotidiana presenza) e la distanza.
So che il significato vero di certe relazioni lo scopri solo a distanza. August 08 Ciclo Olimpico (ooooo)
Amo le Olimpiadi. Me le ha fatte scoprire Mila Azuki (la più grande eroina della mia infanzia). Ho atteso con lei i giochi di Seul e da allora non ho mai perso una cerimonia d'apertura. E francamente non ne ricordo una che non mi abbia commosso almeno un pò. Anche se quello è solo l'inizio: ho urlato con Bisteccone Galeazzi mentre a tagliare il traguardo erano gli Abbagnale. Ho puntato la sveglia alle 4.00 del mattino per vedere Yuri Chechi vincere l'oro (Atlanta 1996) e mi sono emozionata ancora di più quando ha conquistato il bronzo (Atene 2004). Non posso raccontare il quinto set delle finali di pallavolo - in cui l'Italia ha perso - perché non ho mai avuto il coraggio di guardarli. Mi tappavo la faccia col cuscino e ascoltavo e basta. Potrei procedere con l'elenco, ma è troppo lungo, anche perché si estende a ritroso: l'esercizio perfetto di Nadia Comaneci alle parellele (Montrèal 76) è tra i miei video preferiti di you tube. Faccio anche preparazione atletica: compro quintali di gelato alla nocciola, da mangiare direttamente dalla vaschetta, insieme a mio padre, guardando la scherma, il nuoto e tifando per le ginnaste russe. Forse è follia o forse una necessità fisiologica. Godere di emozioni come queste, mi riconcilia con la parte migliore dell'essere esseri umani. Ne ho bisogno, ogni 4 anni: è il mio "ciclo", quello olimpico. E forse è tutta colpa del ciclo olimpico se non sono riuscita ad appassionarmi al dibattito Cina-diritti umani, nonostante le molte sollecitazioni ricevute. Ovviamente so che il problema esiste. Ma inaspettatamente, anche per me, mi ritrovo a fare gli stessi discorsi dei membri del Cio. Penso che sia politica (il consesso delle nazioni e le persone di buone volontà che intendono farlo) a doversi occupare di certe questioni; quotidianamente e senza aspettare i grandi eventi. Che agli atleti, spetti un altro compito. Forse sono solo stronza e paraculo (come il CIO). Forse il ciclo olimpico mi manda fuori di testa. O forse ci credo davvero: nell'ideale de coubertiano, nei valori dello sport, nello spirito Olimpico. Credo che su una pista di 100 metri tutti gli uomini sono uguali. Che non conta da dove vengano o quanto duro sia il loro passato, hanno le stesse possibilità. Credo che la risposta migliore a Hitler sia stato Jessie Owen. Credo che certe emozioni ispirino chi le guarda. Credo che quando i riflettori sono spenti e il mondo è in cerca di un altro palconescico, quell'ispirazione può continuare a guidare chi vuole raggiungere l'impossibile. Per questo, auguro agli atleti di essere all'altezza dei loro sogni: di quegli sforzi compiuti con l'ostinata pazienza che solo chi crede ogni giorno in quello che fà può avere. Perché ci credo, o ho bisogno di crederci, ogni 4 anni. Ma forse ho solo il ciclo. Quello olimpico. August 05 La Nuda Verità? Nulla di nuovo sotto le bragheBerlusconi censura la Nuda Verità di Tiepolo
e le mette le braghe?
E cosa c'è di insolito o inaspettato?
Nulla di nuovo batte i cieli della nostra Patria, lì dove non dovrebbe battere - e
infatti non batte - il sole.
Si diverte Silvio: niente affatto scandalizzato dai seni e dal ventre dell'ignuda fanciulla, ha
solo pensato che ad accorgersi del trucco
sarebbero stati i soliti intellettuali comunisti
e gli ha inviato un messaggio subliminale: io
lo so che voi sapete, ma tanto sono quì lo
stesso e rido di voi.
Già, lo sappiamo: sappiamo che nasconde ogni tipo di verità - giudiziara, politica,
biologica - con ogni tipo di pezza e make up
e non ci suona nemmeno strano che censuri
gli artisti.
L'unica cosa insolita, rispetto al passato, è che da quando si è insediato il Berlusconi
quater, non si fa altro che parlar di braghe.
Avevamo capito che all'omino di Arcore, le
donnine in pubblico piacciono castigate: a
svelarci almeno questo erano state le mise
abbottonate di Carfagna e Gelmini, firmate
Armani.
E' in privato che nella casa - o casino - delle libertà " si fa un pò come cazzo ci pare"
(C. Guzzanti docet).
Ma il perbenismo ipocrita è il più italico degli "attributi": resiste nei secoli.
Un filo rosso (cardinalizio) parte da Palazzo Chigi e arriva alla Capella Sistina, dinnanzi a
uno dei più celebri dipinti della storia dell'arte:
quel "Giudizio Universale" imbraghettato dai
censori del '500.
Da intellettuale raffinato qual'era, il povero Michelangelo si ritrovò a lavorare per uomini
che disapprovava, non solo moralmente, ma
anche teologicamente. Ma il genio, nel solco
di un'altra tradizione italica, seppe trovare
una soluzione furbesca: e con sapiente gioco
di metafore e allusioni dotte, riuscì a piazzare
nel luoghi più sacri della Cattolicità, opere che
raccontano ancora oggi la "sua" visione dell'uomo
e di Dio.
Se nulla di nuovo batte i cieli della nostra Patria, un sospetto, forse una speranza, può
insinuarsi felicemente nella mia mente.
Forse ad architettare tutto non è stato il Presidente del Consiglio, ma un artista
frustrato, costretto ad accettare per
necessità, le più improbabili commesse.
Come molti prima di lui.
Quelle braghe sulla Nuda Verità, sarebbero molto più che un atto d'accusa: sarebbero solo
la Nuda Verità.
August 02 Non è mai troppo tardi
- Ero già rimasta indietro ai tempi del commodor
64.
Questo avrei dovuto rispondere all'assistente che
sta seguendo la mia tesi, quando mi ha proposto
di usare filemaker.
Se non fossi tecno-impedita, non avrei scelto studi
umanistici.
Adoravo giocare a nascondino da bambina e a strega
comanda colori. Poi arrivò quell'infernale macchinetta
e il senso di impotenza - immenso - che provavo
ritrovandomi esclusa dal divertimento per incapacità
manifesta.
Insomma, a cinque o sei anni ho litigato con la tecnologia.
Come un'amante respinta, quando sono arrivate le consolle
Nintendo e il Sega Mega Drive, mi sono rifiutata di averci
a che fare: ormai era troppo tardi per recuperare il nostro
rapporto.
Ho cercato di non rimaniere indietro con altri strumenti,
più confacenti alle mie passioni. Ma al terzo walkman
distrutto in due giorni, il momento di dire basta è arrivato
per i miei: non me ne hanno più fatto vedere uno da
vicino.
Non è andata meglio con i cellulari. Il primo Gsm, mi
ha talmente mandato in crisi che per autopunirmi l'ho
perso dopo due settimane.
Da allora le cose non sono un graché cambiate: ho i
niziato a usare il t9 solo due mesi fà.
In compenso, ho dissimulato bene, grazie a Bill Gates:
se usi due o tre programmi del Pacchetto Office e
Messenger la gente crede che tu sia normale.
Ma quello che anche le persone a me più vicine non
hanno mai sospettato è, per esempio, che non so
usare una fotocamera digitale.
Certo, so fare una foto, se qualcuno prepara già tutto
e devo solo schiacciare un tasto. Ma poi? Come la
scarico sul computer?
Con i tempi che corrono posso tranquillamente definirmi
una semianalfateba. Saprò cos'è un distico elegiaco ma
a cosa volete che serva?
Recentemente, Rai Educational ha rispreso e riadattato
aitempi moderni, titolo e concetto base di un programma
andato in onda negli anni sessanta: Non è mai troppo
tardi.
E se allora il masetro Manzi insegnava a leggere e scrivere
a quanti, superata l'età scolare, non erano ancora in
grado doi farlo, adesso lo scopo della trasmissione è
garantire anche agli anziani l'alfabetizzazione
infomatica.
Forse anche la vecchietta mia vicina di sdraio al mare
ha seguito il programma, ho pensato, quando
l'ho vista maneggiare con abilità da 18enne un Ipod
scintillante.
Subito dopo però, è tornato, vivo e pulsante, quel senso
di frustrazione immenso: se è triste constatare di essere
rimasta indietro rispetto ai tuoi cugini di otto anni, quando
è una vecchietta 70enne a correre più veloce di te, la
cosa è molto più che imbarazzante.
E pensare che ero andata in spiaggia per rilassarmi e non
pensare alla guerra tra me e filemaker...
Tornata a casa, ho capito che se ho accettato
di confrontarmi con quel maledetto programma <<per
applicare la tecnologia moderna a una fonte del '600>>
( cito testualmente l'assistente della mia prof.) posso
farlo anche tutto il resto.
Ho interrotto il lavoro al database che sto creando per
scrivere queste quattro righe.
Ma mentre lo faccio, il masterizzatore - che ho scoperto
di avere due mesi fa - fà il suo di lavoro.
Ho incontrato di nuovo la vecchina al mare oggi. Abbiamo
avuto una piacevole conversazione. Ama la lirica lei e le ho
promesso un cd.
Dopo di che sono tornata alla mia sdraio e mi sono assopita
felice, ascoltando dal mio Ipod gli Smashing Pumpkins e i
Depeche Mode. Secoli orsono mi ero ripromessa di trovare
alcuni dei loro album. Adesso, grazie a internet li ho.
Non è mai troppo tardi.
July 30 Pubblico Dominio & pari opportunità
L'esercito delle donne blogger
Articolo de la Repubblica di oggi, edizione on-line:
Non sarò una blogger professionista, ma essere
una donna è la mia professione da tutta la vita.
Cerco di svolgerla con impegno: osservo le mie
colleghe, tento di impare qualcosa da quelle da
cui credo di poterlo fare, mi tengo aggiornata sulle
ultime novità e tendenze.
Ovvio che un articolo del genere suscitasse il mio
interesse, di certo non il mio stupore.
Io so che le donne scrivono. Ovviamente non tutte,
ma quelle più interessanti sì. Lo hanno sempre fatto.
Scrittrici e giornaliste ma anche attrici,
fotografe, registe, cantanti. Sì, scrivono anche loro: il
risultato dei lori sforzi e le loro biografie sono opere
da intel-legere.
Si dice però che il fenomeno blog contenga una novità
rilevante, tanto che quasi tutti i quotidiani e settimali
più importanti del paese hanno dedicato intere pagine
all'analisi di questo universo.
Sintetizzando, il nocciolo della questione, la presunta
novità, sembra essere che nella nella maggior parte
dei casi, a essere autrici e frequentatrici di questi
spazi virtuali, siano cosiddette "persone comuni".
Ma se c'è, è davvero questa la differenza? Mi permetto
di dissentire.
Nell'era pre-informatizzata le donne che non si esprimevano
in una dimensione pubblica lo facevano comunque. E anche
se molte di loro non scrivevano, certamente pensavano e
soprattutto parlavano, per lo meno tra di loro.
A me pare che continuino a fare lo stesso, sebbene
utilizzando uno strumento diverso. E soprattutto, oggi
come ieri, nessuno è obbligato a prestare attenzione.
La facilità con cui si può acquisire un dominio internet o
anche solo creare e gestire un blog, non ha reso
pubblico quello che prima era privato.
Ha solo reso di pubblico dominio qualcosa che in realtà
era solo sconosciuto al resto del mondo, o volutamente
ignorato.
La vera differenza è che il volume di relazioni che è possibile
intrecciare tra quanti condividono lo stesso interesse è
enormente aumentato e che le società di marketing se ne
sono accorte, investendoci sopra fiumi di denaro.
E se ci sono delle astute signore che cavalcando l'onda
riescono a concludere affari, non mi stupisco; perché
conosco le donne.
Checchè se ne dica, non è difficile, basta osservare.
e forse grazie a internet anche gli
uomini, hanno pari opportunità.
July 29 PROFUMIERA & FELICE*
Festa esclusiva in attico di via Libertà- il giorno
dopo: i fumi dell’alcool consegnano solo ricordi
sbiaditi.
Un figaccione assassino, spalmato a un muro, si
rivolge a me dicendo: “Ma questa festa è piena di
donne favolose.” Mi volto e con fare altezzoso
rispondo: “Lo puoi ben dire!” Giro i tacchi e vado via.
Scena numero due: circondata da quattro trentenni
che mi offrono da bere, mi invitano a cena e alla
prossima festa a casa di…, non trovo niente di meglio
da fare che congedarmi con una mirabolante citazione
in latino. Il (non-) più spavaldo della compagnia si
ferma inebetito.
Se un indizio non è prova, due indizi sono un sospetto.
E tanto basterebbe a un discreto osservatore per svelare
la mia vera identità e spedire dritto alla mia porta il
Tribunale della Santa Inquisizione Sociale.
Perché io, sono una Profumiera, almeno negli ultimi tempi,
una profumiera felice. Appartengo a quella schiatta di Streghe
Cattive che a differenza della matrigna di Biancaneve non
fanno mangiare la mela a nessuno.
Crimine odioso, empietà, sentenziano gli uomini. Mentre
donne comuni, pubblicamene ci denigrano e segretamente
ci ringraziano: smascherata la profumiera ed espostala al
pubblico ludibrio, sanno di avere una concorrente in meno.
E infatti solitamente sono loro, le donne comuni, le delatrici.
Per questo ogni profumiera che si rispetti, effonde la sua
essenza con discrezione, poco per volta.
Se lo scambio di aneddoti sessuali e/o affini al suo riguardo
procede troppo in fretta, ogni facoltà imbonitrice si annulla,
svanisce.
Ma se davvero dovrò perdere i miei poteri - sooner or later - lo
farò adesso e da eroina, proclamando la fede a cui non intendo
abiurare.
Confesso, di provare piacere nel farmi corteggiare da chi, fino
a quando puntavo tutto sull’intelligenza e pesavo 10 kili in
più, non l’avrebbe mai fatto, per poi mandarlo via in preda al
delirio ormonale.
Non che io sia una donna viziosa, per lo meno non in tal
senso. Piuttostocredo di essere impegnata in una missione
moralizzatrice.
Se un belloccio presumibilmente potente, crede di potermi
conquistare ostentando ricchezza, giudicandomi di fatto una
sgualdrina, perché ciò che mi offre è in buona sostanza
vendermi, se la merita una profumiera che lo distrugga.
Se pensa di essere esentato vita natural durante, dallo sforzo
di cercare qualcosa di non stupido da dire per avviare una
conversazione, una risposta forbita è il più grande favore che gli
si possa fare: può capire di aver ancora tanto da imparare.
A chi mi dice che sarebbe più coerente evitare personaggi
siffatti e i luoghi in cui s’incontrano, piuttosto che cedere
alla tentazione e trasformarsi in “giustiziera del bello di
notte” , rispondo che anch’io ho le mie debolezze.
Per quanto profumiera, intellettualmente rimango una donna
onesta e ammetto di avere bisogno di incontri come questi
alle volte: datemi cento soggetti del genere in una stanza e
saprò di essere la più intelligente lì in mezzo. Sono vitamine
per il mio amor proprio.
A chi invece suggerisce comportamenti di segno opposto
(concedermi e farlo solo per me, andando via subito
dopo, come se nulla fosse o come se fossi io il maschio
stronzo), confido di averci provato.
O quasi: ne ho baciato uno una volta, per farlo stare zitto.
Non riuscivo più a sopportare il suono della sua voce mentre
diceva “quanto sei bella”, “sei stupenda” e frasi simili. Per dieci
secondi ha funzionato. Poi, sul “ma lo sai che baci benissimo?”
sono scappata… era decisamente troppo.
Il fatto è che io con questi imbecilli non ce la faccio davvero.
Me ne vado a casa, mi chiudo in camera e provo a leggere un
libro. Del resto, se proprio devo essere sincera, sai che tristezza
beccarne uno che decisamente non sa dove mettere le mani… lui.
* è un pò vecchio, ma ho trovato soltanto adesso un pò di tempo per finirlo o il coraggio di pubblicarlo.
Non sarò più profumiera ma intellettualmente non ha mai smesso di essere onesta. June 30 ADD-ICTEDQualche giorno fa qualcuno mi ha mandato via mail
un invito ad unirmi (a essere add) alla sua lista di amici
on line, su facebook.
Per chi non lo sapesse, si tratta di un sito i cui utenti
hanno a disposizione una serie di pagine personali che
possono gestire a loro piacimento.
Tuttavia la cosa di gran lunga più importante sembra essere
proprio la lista di amici. Non solo perché ognuno di loro può
verificare se in mezzo ai tuoi amici ci sono anche loro potenziali
amici da add-ere alla propria lista. Ma perché più amici -virtuali- hai più fico sei. Sono una donna ottocentesca, io.
Fosse per me, comunicherei ancora con biglietti fatti portare
a casa dei destinatari da messi in livrea, come nei romanzi russi.
Ma coltivare fedelmente lo spirito di quel tempo, votato al progresso tecnologico e alle esplorazioni, non mi lasciava alternativa. Come tradizione antropologica britannica prescrive mi sono immersa in quella comunità e se Malinosky piantava la tenda al centro del villaggio, io ho lanciato il mio profilo nell'internet spazio - con foto, altrimenti non ti caga nessuno. Ho modificato le mie pagine personali, cercato giochi, applicazioni
varie, mi sono unita a vari gruppi (seri e faceti), sono stata add da
alcuni e io stessa ho invitato altri a farsi add-ere da me. Al terzo giorno, non sarò resuscitata ma ho iniziato ad avere
l'impressione, che questo gioco di add e contro add, rischiava di rendermi semplicemente add-icted: drogata Tu chiamale se vuoi "reazioni", ma ho messo le dita sulla tastiera e sono
tornata al mio blog, alle mie nugae, ai miei deliri. Non saranno capolavori, non interesseranno a nessuno e mai nessuno
li leggerà, ma sono miei a si add-icono a me.
June 16 Equazioni EsistenzialiQualcuno intorno a me ha detto: - Il M'ama ha
cambiato gestione - e ho avuto paura.
Quel locale mi ha salvato la vita, penso, e soprattutto
il M'ama era "il M'ama" perché per entrare al M'ama
dovevi avere la tessera d'oro o la figa di platino.
Sprovvista di entrambe le cose, mi affidavo al
principe della pashmina, un mio ex fidanzato,
il miglior ex che abbia mai avuto, nonché l'unico
uomo al mondo capace di indossare sciarpe ad
agosto e non sudare.
Lo chiamavo al cellulare dal ciglio della strada
dove mi lasciavano, disperata, dei buttafuori
(o "non introduci dentro") orchi e senza cuore.
E se i principi delle favole marciavano su
cavalli bianchi, lui arrivava in groppa
alla sua Smart, sguainava la tessera come
un'alabarda e con semplice gesto della mano
la pulzella (io), con seguito di amiche, accedeva
al castello incantato.
Forse per questo, non mi aspettavo di trovarlo là
ieri sera: troppo facile.
Incerta sui risvolti edonistici dell'estate a venire
sorseggiavo rum & cola, dalla solita postazione:
sdraiata sui cuscini mentre tutti gli altri ballano.
Quando improvvisamente eccolo arrivare,
insolitamente spavaldo. Il principe della pashmina,
come ogni eroe che si sirispetti, mantiene
generalmente un misterioso riservo.
Mi siede accanto, fa finta di corteggiarmi (o sono
io che continuo a non capire), si scherza, si ride,
si beve. Come sempre.
E come sempre prepara sigarette di buon
tabacco.
Mi racconta del suo viaggio negli Stati Uniti.
E' l'unico uomo che conosco, che conosce la
differenza tra New York e Manhattan.
Infatti, mi parla di Manhattan, mica di
New York.
"Tutte le novità culturali del mondo vengono
da te e non sei tu che devi andarle a cercare...",
"se vuoi una cosa la compri..." e te la portano
a casa, aggiungo.
"Niente macchina, cammini a piedi o in taxi."
Anche con la metro, dice lui, ma io lo vedo
già con l'autista.
E' il posto migliore in cui vivere, per quelli come
noi, conclude. E io trasalisco.
Distolgo lo sguardo lontano, oltre lo stretto.
Forse immagino di fuggire in luoghi sconosciuti,
ma mi fermo sulla punta della costa: c'è ancora
l'ex pilone dell'Enel lì, illuminato. L'hanno tenuto
in piedi perché è un reperto di archeologia
industriale.
Non avremo avuto l'industria, ma i reperti
di ogni epoca, con relative illusioni, non ce li
siamo certo fatti mancare.
Ricordo la sensazione che ho provato la prima
volta che osservai quella torre illuminata dalla
spiaggetta del M'ama: sollievo, liberazione.
Passavo le serate estive proprio lì, sotto il pilone
prima che tutto cambiasse.
Eppure non credo di essermi mai divertita, c'ero solo abituata; non mi sembrava di avere
alternative.
. No, non è stato il M'ama a salvarmi la vita, nè il
principe della pashmina, diciamo che tutto è
accaduto quando non poteva non accadere.
E se non vivo nella patria del più fottuto e fiero
individualismo, ma nel regno del corporativismo
di ogni sorta e di ogni tipo di consorteria, posso
non essere un'individualista e vivere dentro
un'equazione:
Lui = M'ama
M'ama : Messina = Rockfeller Centrum : Manhattan
Io + M'ama = Io + Manhattan
ovvero
Io + Lui = Io + Manhattan
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